19 MARZO….E CHI IL PAPA’ NON L’HA MAI AVUTO?

19 MARZO, E CHI IL PAPA’ NON L’HA MAI AVUTO?
Si è detto di tutto su facebook festeggiando il papà, si sono postate foto di giovani e vecchi padri, foto di antiche nozze e di suoceri elevati al grado dell’amore filiale. Si è assaporato un nostalgico sentimento che solo un rapporto ritrovato o mai vissuto pienamente è capace di offrirci la festa odierna. un amore filiale che, se fosse vero e vissuto da tutti con questo trasporto, avrebbe già reso migliore il mondo.
Però, non è mai troppo tardi ricordarsi di averlo un padre, e ringraziare ciò che la società del benessere si è inventato per i più fortunati, per coloro che un padre ce l’hanno davvero.
Ma, mi sia concesso fare un po’ di critica, una critica veritiera e, forse, un po’ cinica di una realtà che non possiamo nascondere, un’altra faccia di una società che, quando vuole, sa essere solo dolce come il miele, e l’amaro…l’amaro lasciamolo a chi ha vissuto un’altra epoca. E oggi mi va di pensare a chi il papà non l’ha mai avuto.
E’ una grossa discriminazione, si era crudeli un tempo, ed era facile essere additati come : chi, quello che non ha padre? E poi, oggi è un brutto handicap non avere un padre, peggio di una menomazione, un punto a sfavore nella tua vita che ti fa crescere prima, ti indica che solo in te troverai le risorse di cui necessiti. Dovrai farcela da solo, e quanto ti costa non avere al tuo fianco chi ti spiana la strada, chi cercherà, fra tutti i suoi vicini o lontani conoscenti, la persona che ti possa trovare la giusta raccomandazione per i tuoi studi prima, per trovarti un lavoro dopo, insomma colui sempre pronto, anche qualche volta burberamente, a risolverti ogni problema, insomma, tuo padre, se ce l’hai! E, se non ce l’hai?
Non avrai tutto questo, la vita ti ha beffato, ti ha tolto un sostegno, e non solo l’altra parte di affetto che deve provenire da una famiglia normale, con tutti i benefici di avere due genitori, ma anche un quadretto monco della tua famiglia. Lo piangi, se ti dicono che è andato in cielo, gli porti dei fiori e preghi per lui. Ma, come succede oggi, e come succedeva prima, se il padre fugge dalle sue responsabilità, un padre che padre non vuole esserlo per sempre, che si separa, divorzia, dimentica il suo ruolo, cosa c’è da festeggiare per un padre così?
Meno male che un’esperienza simile ti fa capire tutti i vuoti, ti rende vulnerabile alle assenze di qualsiasi tipo, e se ti trovi una scolaresca davanti, ci pensi due volte, anzi guardi i dati anagrafici, prima di festeggiare la tale festa, che sia del papà o della mamma: ce l’avete tutti? Ed anche i nonni, per il loro giorno, ce l’avete tutti e due? Altrimenti, nel dubbio, è meglio disobbedire alle regole che la società si inventa per i più fortunati.
E per gli altri, quelli discriminati da condizioni diverse, il 19 Marzo festeggiamo solo S. Giuseppe, andremo certamente sul sicuro.

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LA GIORNATA MONDIALE DELLA DONNA

LA GIORNATA MONDIALE DELLA DONNA
Un po’ di storia……
L’8 Marzo ricorre la Giornata Internazionale della Donna, la cosiddetta “Festa della Donna” che, al di là delle connotazioni di carattere commerciale e sempre più all’insegna della superficialità che ormai caratterizza questa giornata, oggi dovrebbe mantenere le caratteristiche di celebrazione per le conquiste sociali, politiche ed economiche della donna.
E’ opportuno ricordare le origini di tale ricorrenza, ripercorrere le varie fasi che ne hanno fatto un giorno da “commemorare”, origini e storia che, con il tempo, sono andate sfumando.
L’idea di istituire questa giornata fu presa per la prima volta in considerazione all’alba del 20° secolo, quando la rapida industrializzazione e l’espansione economica portarono a molteplici proteste sulle condizioni di lavoro.
Nel 1910 si tenne la Prima Conferenza Internazionale delle donne nell’ambito della Seconda Internazionale Socialista a Copenaghen.
Qui, più di cento donne rappresentanti di 17 Paesi scelsero di istituire una festa per onorare la lotta femminile per l’ottenimento dell’uguaglianza sociale, chiamata “Giornata Internazionale della Donna”.
L’anno seguente, la giornata mondiale della donna segnò oltre un milione di manifestanti in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera.
Uno degli eventi storici, il più rappresentativo di questa giornata, è sicuramente l’incendio della fabbrica Triangle (New York, 1911), dove più di cento operaie della fabbrica tessile “Triangle Shirtwaist Company” ( di cui molte italiane) rimangono uccise in un incendio. I proprietari della fabbrica, che al momento dell’incendio si trovavano al decimo piano e che tenevano chiuse a chiave le operaie per paura che rubassero o facessero troppe pause, si misero in salvo e lasciarono morire le donne.
Quell’incendio segna una data importante. Migliaia di persone presero parte ai funerali delle operaie uccise dal fuoco, e fu quel fatto tragico, comunque, che portò alla riforma della legislazione del lavoro negli Stati Uniti e che rafforzò nel tempo la Giornata della Donna.
Per quanto riguarda, invece, la data vera e propria della ricorrenza, l’8 Marzo, nasce ufficialmente per ricordare la prima manifestazione delle operaie di Pietrogrado dell’8 Marzo 1917, che diede l’avvio alla rivoluzione.
Fu poi nel giugno del 1921 che la Seconda Conferenza Internazionale delle donne comuniste, che si tenne a Mosca, adottò formalmente quella data come Giornata Internazionale dell’Operaia.
Data che diventerà, come ben sappiamo, un simbolo per il movimento di lotta delle donne di tutto il mondo.
E’ oggi ancora il caso di celebrare questa ricorrenza? Sì, forse perché per le odierne e le future generazioni è importante e necessario ricordare le lotte, gli obiettivi raggiunti e i diritti conquistati in passato dalle donne, da quelle più forti ed intelligenti, che hanno lottato per raggiungere i traguardi di oggi, partendo dal diritto al voto, a cui sono arrivate appena settant’anni fa, al nuovo diritto di famiglia, che tanto ha concesso alla parità tra uomo e donne.
E’ il caso di celebrare questa ricorrenza ogni qualvolta un uomo maltratta una donna, fisicamente od anche verbalmente, quando ricorre al suo annientamento, o al femminicidio, termine ultimo tristemente noto, che neanche il dizionario riconosce ancora.
Non è la donna chiamata a festeggiarsi l’otto marzo, ma è l’uomo stesso che deve rinnovare, in quel giorno, il suo credo al rispetto della donna, come l’essere che l’ha partorito, come colei che lo rende padre, come l’essere a lui complementare, senza la quale resta sempre un uomo a metà.

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Il film di Ficarra e Picone lascia poco spazio alla speranza, paradossalmente tragi-comico

14 Febbraio 2017 25 commenti

Se riflettiamo sulla funzione che, insieme alla televisione, hanno Cinema e Teatro, è naturale accostarli a tutto ciò che rientra nella cultura, in quella cultura che ci proviene da ogni genere di spettacolo che mette in scena sentimenti, crea con immagini drammi e realtà che, lungi da noi, nella vita reale mai saremmo capaci di ideare. Ma, proprio perché trattasi di fonti di cultura, sempre, ad essi diamo un compito anche educativo, perché è la cultura che educa nella profondità l’animo umano, toglie il rozzo e l’istintivo che c’è in ciascun uomo ed eleva il suo spirito al grado più alto della sua intelligenza. Perché dico tutto questo? Perché a me piace ogni tipo di spettacolo, per ciò che mi arreca la visione di un bel film, di un lavoro teatrale, così come la lettura di un bel libro. Insomma, sono andata anch’io a vedere il film tanto discusso del duo comico siciliano Ficarra e Picone, L’ora legale, e devo dire che sono uscita dal cinema con un senso di sconfitta, di un fallimento sociale inaudito, la sensazione di un ritorno al passato che mai vorresti avere visto, nuove idee andate in fumo, anni di disapprovazione per ciò che succedeva nella politica locale e nazionale, con il sogno di cambiamenti epocali che le nuove generazioni dovevano, avevano l’obbligo di apportare in tutte le realtà. E’ il film, un paradosso, il voler rivivere periodi della storia politica, di cui chiunque l’abbia attuata dovrebbe avere vergogna, l’esaltazione della vecchia politica clientelare che, vogliamo riconoscere, non ha più motivo di esistere. E il paradosso sta, proprio nel voler rappresentare il cambiamento affidando il nuovo incarico di sindaco ad una persona debole, incapace di qualsiasi lotta, ma si è capito che così il film avrebbe raggiunto il suo scopo, ridare il paese in mano ai vecchi prepotenti, disprezzare ogni tentativo di voler essere “onesti”, e quello di seguire le regole a cui il popolo non era abituato. Triste il finale, perché lascia un messaggio fortemente diseducativo, che però non induce allo scoramento, perché il desiderio di cambiamento già si respira in una società migliore, e dai giovani ci proviene la speranza che ciò si possa realizzare. Si è capito bene che i due comici hanno, loro sì, fallito la loro performance, non hanno indotto nessuno a ridere di cuore, semmai di commiserazione.

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IL MIO DISCORSO IN DIFESA DEL RUOLO FORMATIVO DELLA SCUOLA, OGGI DA PIù PARTI PRESA DI MIRA

13 Febbraio 2017 8 commenti

Come essere una vera “maestra”…. per chi dubita del valore alto che si deve attribuire a questa professione, chi non lo merita, faccia altro!
Il solo fatto che io ne abbia scritto un libro, che usi la sua copertina per riconoscimento del mio Blog personale, può, da solo, dare l’idea di quanto speciale sia la mia professione, lo è per me e, credo, per chiunque scelga di fare questo mestiere.
Con molta superficialità ci si arroga il diritto di criticare l’operato degli insegnanti, i quali sanno molto bene che il loro compito non è solo di trasmettere nozioni, ma quello di aiutare i giovani a loro affidati ad entrare nel mondo con competenze si, ma anche capaci di discernimento per scegliere il loro futuro, orientarsi bene in una società che oggi richiede validi strumenti culturali, essere persone libere e attente ai repentini mutamenti sociali. Oggi gli insegnanti devono essere tutto questo, ma sono supportati dalle famiglie? Credono ancora le famiglie nella scuola, la sentono al loro fianco nel difficile compito di educare i loro figli, la tengono nella giusta considerazione, o non piuttosto sono solo capaci di criticare e, quindi, demotivare i loro ragazzi in quello che è il loro apprendimento, come interessarsi alle lezioni di chi non è minimamente considerato in famiglia? Voglio, ancora, aggiungere, che nessun insegnante oggi crede nel voto, esso è stato reintrodotto nella scuola dalla ministra incompetente Gelmini, e la sua validità è nulla, per quanto concerne il giudizio sul ragazzo, che non può essere etichettato con un numero. Forse, e me ne dispiace, hai avuto modo di conoscere solo il lato oscuro e disdicevole della suola, quella rappresentata da cattivi insegnanti, per carità, penso anch’io che ce ne siano, quelli che non hanno letto neanche un capitolo di psicologia dell’età evoluti, prof. che nel loro piano di studi universitari sconoscevano la materia , e questi non dovrebbero entrare nelle scuole, ma i non addetti ai lavori neanche immaginano quanto deve studiare un insegnante per superare un concorso ed entrare in una graduatoria per l’accesso all’insegnamento. Scriverei tantissimo, ma da qui si può ben vedere quanto mi sta a cuore veramente il riconoscimento del valore dell’insegnante, solo per le ore che dedica quotidianamente ad un approccio speciale con i nostri figli.

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PER NON DIMENTICARE…IL GIORNO DELLA MEMORIA

26 Gennaio 2017 13 commenti

IL GIORNO DELLA MEMORIA…….RICORDARE PERCHE’ TUTTE LE GENERAZIONI SAPPIANO….
Da oltre un decennio, il 27 Gennaio ,è il giorno in cui viene ricordato, con manifestazioni varie, il martirio degli ebrei sterminati dalla follia omicida di Hitler durante la seconda guerra mondiale. Si calcola che ne furono uccisi circa 6 milioni, insieme a dissidenti politici, slavi e rom, disabili e omosessuali, testimoni di Geova.
L’antisemitismo di Adolf Hitler era già presente nel 1925 quando egli scrive il suo “Mein Kampf” ma, quando otto anni dopo viene eletto cancelliere, il suo antisemitismo diventa azione e si esprime con boicottaggi delle attività degli ebrei fino alla Shoah che, in ebraico, vuol dire sterminio da parte dei nazisti, privazione dei diritti civili, espulsione dalla Germania,emarginazione in ghetti, deportazione nei lager.
Tra gli orrori dei lager, vi è quello della prostituzione forzata, una pagina di estrema crudeltà poco conosciuta, a cui già da qualche anno è stata dedicata anche una mostra al Museo della Liberazione in via Tasso a Roma. E per non dimenticare, è stato istituito il Memoriale del Binario 21 alla stazione centrale di Milano, da dove il 6 dicembre del 1943 partirono 15 treni carichi di ebrei diretti ad Auschwitz, dando inizio così alla persecuzione. Si è voluto trasmettere il messaggio “Non dimenticare la Shoah ed operare perché ciò sia possibile”.
Il Memoriale intende essere, infatti, un’opera significativa e un monito per la memoria delle generazioni future,oltre naturalmente, allo studio di tale avvenimento, l’Olocausto, che la storia vorrebbe non avere mai registrato, ma che ha il dovere etico di far conoscere e divulgare perché mai più mente umana possa mettere in atto tali aberranti follie omicide.
Anche la città di Trieste ricorda l’Olocausto di tutti quegli ebrei italiani deportati nel lager della Risiera di S. Saba ed ivi uccisi, in quell’unico campo di concentramento italiano.
La storia serve per non ripetere gli errori, ma, come dicono gli studenti della scuola della Comunità ebraica”Renzo Levi” di Roma, ” Non c’è un libro, una teoria, che ti fa capire perché ciò sia potuto accadere, perché sia avvenuto è troppo difficile da spiegarsi per i giovani di oggi”.
Basta ricondurre tutto ad una mente malata, sebbene al potere, che vuole la supremazia di una razza su altre, e le si permette di attuare quel progetto infimo di sterminio di un popolo?
Come è stato possibile che tutto ciò avvenisse, e che per anni, per tutti quelli della ricostruzione dalla fine della guerra, non se ne parlasse, quasi contando sull’oblio, sulla dimenticanza più assoluta da parte dell’umanità che non fu testimone diretta di tale orrore?
Nessuno ne ha voluto mai parlare per anni, neanche le famiglie dei sopravvissuti che uscivano da quelle esperienze. C’è stato in loro un bisogno di oblio, di interrompere il ricordo di un passato che portava solo amarezze, e che solo dimenticando non si sarebbe ripetuto mai più.
E aiutava la dimenticanza quella parte di europei che non fu direttamente testimone di tale orrore, per tutti gli anni della ricostruzione, dalla fine della guerra, dopo quel 27 Gennaio, in cui gli stessi sopravvissuti ebrei ebbero vergogna di essersi salvati mentre i loro familiari morivano in quelle camere a gas.
E’ solo da alcuni anni che viene ricordata questa pagina vergognosa della nostra storia, ma mi chiedo come hanno potuto stare a tacere i familiari superstiti degli ebrei morti nei lager, come hanno assistito inermi allo scorrere degli anni, oppressi, nella piena solitudine, dal peso di tale ingiustizia perpetrata sui loro familiari?
Hanno dato anche loro dimostrazione di eroismo, aspettando che tempi migliori rendessero giustizia ai loro familiari e a se stessi, ma oggi ciò non è più sopportabile.
La scuola ha il dovere di formare i giovani sui temi dell’Olocausto con nuovi argomenti di discussione che vanno dal razzismo all’antisemitismo, per educare i giovani all’uguaglianza e al rispetto dell’altro, e scoraggiare, al suo sorgere, ogni tentativo di comportamenti di chiara estrazione razzista.

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I CENTO ANNI DALLA TUA NASCITA

9 Gennaio 2017 18 commenti

Aspettavamo l’anno 2017, sapevamo che sarebbe arrivato. Piano, piano e molto lentamente contavamo gli anni che ci mancavano da quella data, e quell’anno era, nel nostro immaginario, così lontano, così carico di un peso morale che rasentava il dolore, il dolore di non essere tu con noi!
Poi, è stato timidamente che ci siamo avvicinati sempre più all’anno tuo, a quello che tu dicevi essere un anno in guerra, quello della tua nascita, in quel 1917 era l’Italia dentro la guerra, con le famiglie smembrate e gli uomini al fronte. Ci raccontasti dopo, a noi bimbi, come una favola, che tuo padre non ti vide nascere, lui era sul fronte greco- albanese, e tu fosti convinta che per questo egli non ti volle mai bene.
Da pochi giorni, Mamma, siamo in quel fatidico anno che segna il tuo centenario, è finalmente arrivato il 2017, l’anno tanto atteso e tanto per me inutile, perché non possiamo festeggiare il tuo secolo di vita. Lo aspettavo, ed anche festeggiarlo mi è sembrato privo di importanza, non c’eri tu in questo compleanno mai vissuto, ed io so che ogni giorno di questo nuovo anno sarò lì a ricordare il tuo secolo di vita, i tuoi cento anni per una sorte amara non completati, ripercorrerò la tua vita giorno dopo giorno, e mi sembrerà l’ennesima ingiustizia, questo 2017 senza di te, nata nel 1917 per una breve vita!

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BENVENUTO, NUOVO ANNO 2017

3 Gennaio 2017 18 commenti

BENVENUTO, NUOVO ANNO 2017
Il mio saluto al Nuovo Anno 2017 vuole essere di un grande Benvenuto ad un nuovo anno che abbiamo festeggiato con grande allegria, felici di andare incontro con ottimismo al suo scorrere, e fidando che ogni suo giorno sia foriero di cose belle per tutti, prodigo di salute e serenità, di leggerezza del vivere e di piccole e grandi soddisfazioni. Ci accontenteremo di poco aspirando, però, alle realizzazioni più grandi, e sia la nostra meta il raggiungimento di sogni sempre inseguiti e di progetti finalmente realizzati. Solo così diremo che un altro anno non è passato invano, e questo appena andato non lo è stato se al nostro bilancio, anche per una sola voce, esso è stato positivo.
E, immancabilmente, lo sguardo va indietro…….. agli anni andati via……
Ero ragazza, anni ’70, e mi era difficile pensare un futuro che andasse oltre gli anni ’90. Cosa c’era dopo? Come sarebbe stata la vita oltre quegli anni? Arrivarono il 2000 e il nuovo millennio, ci siamo lasciati dietro un secolo che già fa parte della Storia per i molteplici eventi bellici che hanno caratterizzato il suo primo quarantennio, ma che hanno dato il risultato positivo di mantenere e difendere una pace, voluta da più parti strenuamente. Buona parte del secolo scorso, la sua seconda epoca, chiamiamola di pace, ha visto la rinascita del nostro Paese e dell’Europa intera, abbiamo assistito alla ricostruzione di paesi e città rasi al suolo dalla guerra, furono aperte fabbriche e ci fu lavoro per tutti.
Venne poi un periodo di benessere, e l’italiano che visse la guerra e le sue privazioni, sentì il bisogno di riscatto per sé e i suoi figli, e si diede, allora, al consumismo esasperato, che ancora oggi paghiamo caro. Di questo nuovo millennio che, quando ero ragazza mi sembrava lontanissimo, siamo già al suo diciassettesimo anno e, mentre del secolo scorso si dice che sia stato il “secolo breve” perché la sua Storia ha inizio proprio con la Grande guerra del ’15-’18 e termina nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino, di questo nuovo secolo vogliamo che continui ad avere la leggerezza con cui è iniziato, con quel rompicapo dell’Euro che ha deposto la nostra vecchia Lira, e che possa durare a lungo, perché ogni suo giorno, ogni suo anno, servano per nuovi studi e invenzioni utili all’umanità intera. Per questo, e per molto altro, voglio augurare a tutti un FELICE ANNO 2017

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LODE AD AGNESE, COMPAGNA VIRTUOSA DELLO SCALATORE SOCIALE

17 Dicembre 2016 6 commenti

Agnese Landini merita un osanna per le sue doti di comprensione cameratesca di un marito col quale ha vissuto da pari, in gruppi di scout che li facevano complici e compagni di avventure, come solo i seguaci di quel Baden Powell che lo scoutismo ha fondato, sa fare. Merita la giusta lode ad una donna umile e fedele al pensiero di un marito che guardava lontano, dove lei non si rifiutò mai di accompagnarlo, con la consapevolezza di essere lei la sua compagna di vita. Bella figura femminile più di ogni altra, capace di evocare la devozione assoluta e la condivisione di ideali riconosciuti al suo uomo, per i quali si è spesa senza limite alcuno, andando fiera nell’assolvere il suo compito di moglie e sorda ad ogni forma di critica che, impietosamente, i media le hanno regalato. Chissà, forse tale moglie riscatta l’immagine del Renzi amato-odiato.

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Finiremo mai di parlare di violenza sulle donne?

25 Novembre 2016 22 commenti

FINIREMO MAI DI PARLARE DI VIOLENZA SULLE DONNE?
Triste e veritiero, il film sulla vicenda della donna sfregiata con l’acido dal suo ex che lei non voleva più tra i piedi. Lucia Annibali ha scritto un libro sulla sua tragedia dal titolo “Io ci sono” e la Cristiana Capotondi ne ha rivissuto il personaggio nel film per la TV e ciò che dovette subire, grande fatto di violenza su una donna ritenuta da un uomo di sua proprietà, o sua o di nessun altro. Stavolta non si è trattato solo di una fiction, purtroppo il fatto è veramente accaduto, e ciò che è più raccapricciante è proprio che sia potuto accadere, maturato in una mente malata e realizzato da malviventi in cerca di denaro. Ci lascia perplessi, però, il dover accettare che la donna ancora oggi non è pienamente padrona della sua vita, e non lo sarà fino a quando l’uomo non smetterà di credere di poter disporre dell’altra persona, di una donna che dice, ad un certo punto, Basta, rifiutandosi di sentirsi legata ancora ad un uomo che disprezza. E la cronaca di ogni giorno ci fa conoscere sempre nuovi casi di donne maltrattate, violentate, uccise, spesso a causa di un “amore malato”, che amore non è.
Perchè qualcosa cambi, è necessaria una politica di sensibilizzazione verso il pianeta donna, iniziando dal riconoscimento sociale ed economico del suo operare in tutti i campi, dalla famiglia al posto di lavoro, e favorendo la formazione di una mentalità positiva da parte degli uomini partendo dalla scuola, con un’educazione alla affettività e al rispetto del genere, senza discriminazione alcuna per chi è diverso da noi. La violenza sulle donne ha un costo sociale ed economico altissimo, si calcola in 14,3 miliardi di euro in costo umano, emotivo ed esistenziale sostenuto dalle vittime, dai loro figli e familiari. Include l’impatto della violenza sui bambini , la riduzione della qualità della vita e della partecipazione alla vita democratica. La lotta alla violenza sulle donne esprime tutta la rabbia di quelle donne che hanno lottato, oltre trent’anni prima, per contribuire a promuovere una mentalità nuova in una società che restava ancorata ad una visione della donna sottomessa all’uomo, da cui si emancipò grazie alle lotte femministe, che favorirono anche la scomparsa di alcune norme del codice penale, quelle che vedevano le donne vittime del delitto d’onore, del reato di adulterio e di abbandono del tetto coniugale. Oggi, le donne chiedono che non siano state vane quelle lotte, che non si cancellino, con un colpo di spugna, quelle conquiste al femminile che hanno cambiato una mentalità allora arretrata, per approdare ad una libertà di costumi che è, negativamente, ricaduta sulle stesse donne. Libertà di costumi, o libertà di agire per come si vuole, che non leda però la dignità del genere femminile, di tutte le altre donne che non si riconoscono né nelle escort, né nelle sante, ma che vivono il loro quotidiano con la forza di chi ottiene ogni giorno una conquista su qualsiasi fronte, come donna che lavora, come madre che tira su i figli esortandoli a dare il meglio, come compagna che aiuta il suo uomo a superare atavici pregiudizi sulla donna per acquisire una mentalità nuova, improntata al rispetto di lei come persona, prima che come moglie e madre dei suoi figli.
E’ necessaria una giornata celebrativa di tutto ciò, come sarà il 25 Novembre, giornata contro la violenza sulle donne? Diciamo di sì, se serve a scuotere tutte quelle che hanno perso ogni stima di sé, a far riflettere il genere maschile che ancora è ancorato a questa visione della donna, se serve a rafforzare l’autostima in quelle che credono nel valore di una donna, nella sua forza interiore e nelle sue doti di intelligenza e di discernimento, presenti in lei molto più che in un qualsiasi altro uomo, poco degno di tale nome.

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25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne

25 Novembre 2016 19 commenti

Dalla manzoniana Gertrude alla donna di oggi: un percorso di violenza sulle donne.
di Crocetta De Marco
E’ stato molto interessante visitare la rassegna sul doppio binario della verità storica e della trasposizione artistico-letteraria della Monaca di Monza, attualmente aperta al pubblico al Castello Sforzesco di Milano, nelle Sale Panoramiche.
La mostra ripercorre la vicenda della manzoniana Gertrude, personaggio letterario tormentato e intrigante, figura storica realmente vissuta tra Milano e Monza che, in realtà, risponde alla nobildonna milanese Marianna De Leyva, vissuta tra il 1575 e il 1650, costretta a farsi suora senza vocazione con il nome di Virginia, si macchiò di delitti per amore di Gian Paolo Osio, che espiò murata per 13 anni in una cella.
In esposizione vari documenti con il carteggio intercorso con il Cardinale Federico Borromeo, gli atti del processo custoditi all’Archivio Storico della diocesi di Milano; seguono dipinti in mostra, tutti i maestri dell’800 che danno di Gertrude-Marianna una visione a volte intima e delicata , altre volte inquietante e “noir”. Non mancano le trasposizioni teatrali e cinematografiche, come il dramma teatrale di Giovanni Testori messo in scena da Luchino Visconti nel 1967. Cosa rende attuale la vicenda privata della Monaca di Monza in tempi detti civili, come usiamo definire la nostra epoca?
In età moderna la storia di Marianna viene contestualizzata nel tema della condizione femminile, tra scelte forzate e sudditanza all’autorità maschile, in una società dove si confrontano vari tipi di culture, spesso sovrapposte e pronte ad annullare il grado di civiltà raggiunto nel paese dove esse si scontrano.
Ma è poi cosi’ sicuro che un Paese che raggiunge un alto grado di civiltà abbia automaticamente raggiunto anche il totale rispetto per la figura femminile, abbia superato tutti quei pregiudizi che hanno sempre visto la donna in una condizione non precisamente paritaria rispetto all’uomo, se ancora in Paesi evoluti come il nostro tante attività sono precluse alle donne, e la donna cosiddetta in carriera deve dimostrare una bravura che non sempre è richiesta all’uomo, se non altro quando deve conciliare bene i suoi tanti ruoli di madre, di moglie e di donna, capace e intelligente?
Secondo il Diritto Internazionale tutti i Governi hanno la responsabilità di prevenire, indagare e punire gli atti di violenza sulle donne, in qualsiasi luogo essi si verifichino: tra le mura domestiche, sul posto di lavoro quando si esprime con il moderno mobbing, nelle comunità o società, oppure durante i conflitti armati. Ma è condizione essenziale, perché un Paese possa dirsi veramente civile, che i Governi si impegnino per rendere più forti le donne, garantendo loro indipendenza economica e protezione dei diritti fondamentali.
In questa battaglia per i diritti umani sono necessari anche la solidarietà degli uomini e il loro coinvolgimento, in termini legislativi, per offrire pari opportunità alle donne con una maggiore presenza numerica in Parlamento, costruendo una cultura di assoluta parità con l’uomo.
Quote rosa in Parlamento, 8 Marzo o giornata della donna, 25 Novembre o giornata della violenza sulle donne, nessuna di queste celebrazioni sarebbe necessaria soltanto se venisse dato alla donna quello che è un suo diritto primario come persona, il diritto all’esistenza per sé, per la sua piena realizzazione , capace di raggiungere con le sue sole forze anche posti di potere, spesso considerati obiettivi solo maschili.
Ciò sarà possibile se ci si adopererà con ogni mezzo a considerare la donna non oggetto di violenza da parte maschile, come purtroppo ci viene proposto da alcuni fatti della cronaca attuale, ma semplicemente persona verso la quale l’uomo è chiamato ad avere atteggiamenti positivi sempre, ma ancor più, laddove possano prevalere maltrattamenti e violenza, essere egli stesso di supporto, di protezione e assistenza.
Godiamoci la mostra sulla nobile e sventurata Marianna De Leyva, o Monaca di Monza di manzoniana tradizione, reclusa per forza, ripercorriamo le due epoche a confronto e troveremo di sicuro analogie angoscianti su una condizione femminile ancora molto lontana dalla piena emancipazione dalle infinite forme di potere che tendono a schiavizzare le donne, magari con le lusinghe del facile guadagno o di moderne, nuove chimere che tanto allettano le giovani di oggi, e che si traducono, spesso, in bella vita e popolarità.

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