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Archivio Febbraio 2015

Lotta per la conquista di diritti targati “anni ’70″

24 Febbraio 2015 18 commenti

Sono stata ragazza negli anni ’70, di quella generazione che, però, è stata di rottura con le idee antiquate di quella precedente.

I miei ricordi sono di “lotta” per la conquista di quelli che già noi sentivamo nostri diritti.

Diritto alla nostra realizzazione, perchè prime giovani che studiavano anche fuori sede, nonostante i “grandi” ci etichettassero come poco di buono, sol perchè miravamo ad un titolo per potere, anche, lavorare. Diritto a vestirci e truccarci anche fuori dagli schemi imposti da un certo perbenismo che ci imponeva il nostro essere di buona famiglia. Diritto ad incontrarci con coetanei, anche solo per discutere di politica, religione, nuova società che immaginavamo per noi e per i nostri figli, bisogno di libertà che sentivamo necessaria per le nostre menti già aperte sul futuro.

La mia generazione, sono convinta, ha traghettato un passato fatto solo di ipocrisie e grettezza mentale ad un periodo di grandi capovolgimenti, di cui i nostri figli stanno godendo i frutti.

Essa ha vissuto in pieno il ’68, anche se in piccole realtà, ma già consapevole di una azione di grande rinnovamento nei costumi e nella mentalità che ci avevano preceduto. Certo, è stato difficile, una vita di lotta sul fronte della richiesta continua di quel rispetto per l’essere persona, prima ancora di “donna di casa”, ma i nostri studi ci hanno tanto aiutato in questo.

Per questo credo che l’istruzione abbia favorito, e favorisce sempre la presa di coscienza del valore dell’essere donna. Dovevo scrivere tutto questo, perché, oggi come allora, so bene che sta a noi donne aiutare l’uomo che ci sta accanto ad uscire da una mentalità che ci vuole soprattutto mogli e madri, per iniziare a vederci prima di tutto “persona” degna di rispetto e stima.

Ho molto lavorato su questo fronte, perchè sì, è vero l’Italia è ancora un paese maschilista, ma se ci muove il senso morale dell’amore di sè, tutte possono farcela, come credo di esserci riuscita io.

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Come aiutare i nostri figli a costruire un carattere forte

24 Febbraio 2015 11 commenti

 

 

Si pensa erroneamente che essere genitori significhi evitare ai nostri figli ogni problema, difenderli da insuccessi e delusioni, proteggerli da ogni piccola avversità. Ma come si può dominare questo istinto primordiale in vista di un importante obiettivo educativo, ossia aiutare nostro figlio a costruire un carattere forte?

Un carattere forte è il vero antidoto agli imprevisti della vita, è un insieme di grinta,ottimismo e perseveranza indispensabile per prepararsi ad affrontare ciò che la vita gli riserva. Come aiutarlo, allora?

Impostare un atteggiamento educativo più efficace non è mai troppo tardi, in special modo se ci si accorge di stare sbagliando in qualcosa. E allora iniziamo ad analizzare quali atteggiamenti sono da evitare.

Mai risparmiargli uno sforzo perché equivarrebbe a comunicargli il messaggio negativo che è incapace di farcela da solo, permettergli, anzi, di mettersi alla prova significherà dargli la possibilità di sperimentare e imparare.

Aiutarlo a sviluppare una percezione realistica di sé accettando delusioni sportive, piccoli insuccessi perché possa capire quali sono i suoi errori e possa, così, migliorare, spiegandogli che non sempre è colpa degli altri se qualcosa va storto.

Se si è convinti che è capace di cavarsela da solo, gli si può chiedere uno sforzo in più, perché esigere troppo è un errore, ma non aspettarsi niente è altrettanto sbagliato. Come è altrettanto sbagliato quando le richieste sono eccessive, allora si rischia di generare solo stress.

Se qualcosa lo fa soffrire, siamo vicini a lui e immedesimiamoci nella sua sofferenza, basterà ricordargli che anche noi si è stati piccoli e che molte cose ci hanno ferito, allora visto come cosa grave, ma da cui ci si è sempre ripresi, perché perdere fa parte della vita.

Infine, è utile, abituarlo a riflettere sulle sue sconfitte, chiedendogli dove può avere sbagliato e cosa, invece, avrebbe potuto fare. Elaborerà ciò che è avvenuto e impara a trovare, in seguito, nuovi modi per risolvere i problemi.

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Il Carnevale, festa per grandi e piccini

14 Febbraio 2015 60 commenti

Il Carnevale nacque nell’antica Roma con i giochi Saturnalia, festeggiamenti in onore del dio Saturno, perché propiziasse la semina e il raccolto, devastati dalla neve, dal freddo e dal gelo dell’inverno, e favorisse un inizio di primavera dolce e mite. Erano festeggiamenti simili ai nostri durante il Carnevale, si mascheravano schiavi e padroni, invertendo i loro ruoli, e tutto era concesso all’insegna della comicità e al fine di far ridere dimenticando, come per l’agricoltura così anche per la gente, le cose cattive, dalle malattie alle guerre, e tutto ciò che non fosse divertimento, ritagliandosi un lungo periodo di feste e sollazzi che inducesse il loro dio a rendere più ricche e abbondanti le messi. Il Carnevale più moderno ha utilizzato, per i festeggiamenti, maschere e personaggi della Storia dell’arte, quello di oggi ha mandato tutto in soffitta, dalla conoscenza delle sue origini, alla conoscenza delle stesse maschere che per lungo tempo hanno rappresentato il nostro Carnevale, e utilizza, nelle sfilate e nei carri allegorici, dalle siciliane cittadine di Acireale e Sciacca al carnevale di Viareggio e di Venezia, allegoria di “maschere” odierne che costituiscono la nuova comicità di un’Italia alla deriva, i profili di uomini politici che hanno fatto ridere per lungo tempo del nostro paese valicando anche le Alpi, in una piazza popolare d’Europa, e non più la sola Agorà dell’antica Roma.
E’ più facile, oggi, ridere di questi personaggi nostrani, anziché sforzarci di conoscere e far conoscere a figli ed alunni chi sono le maschere che popolavano il nostro Carnevale italiano, dal poverello bergamasco Arlecchino servitore di due padroni, al napoletano Pulcinella che si inchina a destra e a sinistra.
Forse proprio queste due ultime maschere sono ancora attuali, per riuscire a rappresentarci alcune caratteristiche anche dell’uomo di oggi. Ma le altre, chi conosce più le varie Colombine, Pantalone, Gianduia, Balanzone, Meneghino, tutte uscite dalla commedia dell’arte? E proprio su questo argomento poneva l’accento un articolo del Corriere della Sera di qualche giorno fà, sul tramonto delle maschere storiche del nostro carnevale, e a lamentare tale scomparsa è stato l’anima intramontabile del teatro dei burattini Pupi Mazzucco, già autore di Macario.
E noi, con lui, ci si chiede: cosa ha fatto scomparire le nostre maschere dai negozi, dall’interesse della scuola e di tutti quegli insegnanti che non si preoccupano più di farle conoscere, presentando, assieme allo studio delle origini del Carnevale, anche la loro genesi, per favorirne la conoscenza ed entrare a far parte di una generale cultura?
E’ consapevole la scuola che tutto ciò che viene passato come cultura ai nostri alunni, rimarrà loro conoscenza indelebile nel tempo, loro patrimonio di sapere?
E allora la conoscenza delle maschere italiane, almeno delle più famose, diventi un obiettivo prioritario durante i festeggiamenti carnevaleschi, in una scuola che riconosce e apprezza, e fa apprezzare dai propri alunni, la nostra cultura popolare che, sola, ha reso sempre simili nei costumi tutti noi italiani, con un unico desiderio che da sempre ci ha unificato da Nord a Sud, quello del divertimento e della risata. Non può la scuola permettere che la valorizzazione dei nostri costumi venga superato da nuove forme di comicità riferita a cattivi esempi di alcuni personaggi che nell’arco di un tempo anche breve verranno dimenticati, di quelle più moderne farse popolari di cui ci siamo spesso vergognati, di fronte a un pubblico che ha oltrepassato anche i confini della nostra Italia. Tutto ciò verrà dimenticato, mentre quel certo dott. Balanzone bolognese che parla un latino maccheronico, e tutti gli altri di cui abbiamo spesso vestito i panni ( pardon i costumi) in genuini e semplici Carnevali, rimarranno fermi nelle nostre immagini, così come nelle nostre foto.

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Parliamo un pò di questa famigerata “Cover”

13 Febbraio 2015 13 commenti

E’ di moda la “ Cover”: cinematografica, musicale e…….forse anche letteraria

 

Allora non è un usurpatore chi copia?

 

Chi copia o rifà la “cover”di un film che ebbe successo trenta o quarant’anni fà, non si sta appropriando di qualcosa che non gli appartiene? Non sta profittando di un successo che non era il suo, facendo leva su sentimenti un po’ demodè, come il rimpianto e la nostalgia che ti riportano ai tempi che furono, belli si’, ma che non ci sono più?

Ci sono dei capolavori in tutte le arti, in musica,in cinematografia, come alcune canzoni che rimangono un classico della musica, alcuni film che fa piacere rivedere in chiave moderna, che ci fanno pensare che in tante arti la “copia” ha la dignità dell’estro artistico se è copia di un capolavoro, di un’opera resa immortale dalla qualità del suo originale.

Le più belle canzoni degli anni sessanta sono state magnificamente riproposte da giovani cantanti anche al Festival di Sanremo, sempre apprezzate e salvate da un destino di sicura dimenticanza, per essere conosciute e valorizzate anche dai giovani di oggi, come esse giustamente meritano. Se è ritenuto prodotto di estro artistico la cover di arti che vanno dal cinema, alla musica, alla pittura, in letteratura la copia è stata, fino ad ora, considerata un delitto. Con l’incontro di Sabato 24 Gennaio alla Triennale di Milano si è superato anche questo tabù, è stata proposta, infatti una nuova sfida, quella di “reinventare” i grandi autori, una giornata unica, tutta per copiare, il Bookjokei Day, un laboratorio di scrittura dedicato all’arte della cover letteraria, come dire al rifacimento di pagine celebri.

In sostanza si è voluto dire che la letteratura è “ rinnovabile”, come film e musica, si può, praticamente “rifare” un capolavoro, ripensando un libro d’autore e riscrivendolo in tanti modi, sempre usando la sua struttura e cambiando, almeno, ambientazione.

La letteratura diventa, cosi’, una risorsa rinnovabile, dove, però, gli autori rinnovabili sono quelli “fuori diritti” scomparsi da più di 70 anni, e allora tutti copiabili , perché i loro diritti scadono settanta anni dopo la morte, grandi nomi come Kafka,Proust,Wilde, Conrad, Poe, ed altri.

Se questo può aiutare i giovani ad accostarsi con interesse alla cultura, a conoscere meglio i grandi autori, ben venga la “cover” anche letteraria, questi nostri giovani spesso accusati di non conoscere opere come “I promessi sposi” ed altri capolavori della nostra letteratura, ma non solo quella.

( art. scritto da C. De Marco)

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“NOI SIAMO ALTRO”

3 Febbraio 2015 300 commenti

Col motto ” Noi siamo altro” i giovani di Agrigento oggi manifesteranno contro una politica di corruzione, contro una amministrazione della città che ha sempre pensato ai propri interessi cercando di fare soldi con il cumulo di incarichi in diverse Commissioni e non pensando minimamente ai bisogni di una città lasciata alla deriva. La loro protesta nasce da una forma secolare di rabbia per aver visto da sempre cittadini impreparati affrontare campagne elettorali infinite per arrogarsi un potere e soggiogare così una città che è sempre stata nel bisogno, agli ultimi posti di una graduatoria nazionale che contasse qualità della vita, ricchezza d’acquisto dei cittadini e moderna alfabetizzazione. Tutti saranno presenti, anche chi sta lontano per motivi di lavoro lo è attraverso i socialnetwerk, incitando amici e conoscenti ad esserci al grido collettivo AGRIGENTO MANIFESTA.

La parte sana e onesta di Agrigento oggi manifesta, peccato siano solo i giovani a sentire il bisogno di ribellarsi al malcostume che ha affossato la nostra ciittà, il loro motto è NOI SIAMO ALTRO, non lasciamoli soli, hanno diritto di pretendere che la loro città sia pensata e amministrata con onestà e trasparenza

#noisiamoaltro
A questi giovani vogliamo dare il nostro sostegno, a quelli che saranno presenti alla manifestazione e a tutti quelli che hanno inviato la loro adesione con dei selfies per formare questo collage, a loro diciamo: Siamo con tutti voi, lo saremo fisicamente alla manifestazione o da lontano a condividere lo spirito che anima il vostro volersi ribellare al malcostume e all’arroganza di certi politici agrigentini. E’ con voi ogni giovane che ha dovuto lasciare la propria terra, la propria famiglia per cercare fuori la propria realizzazione, ma è con voi più ancora ogni genitore che ha visto andare via i propri figli, quella fuga di cervelli mai immaginata dalla generazione appena precedente che sperava in un futuro migliore per i propri figli che spesso ha visto poi delusi e a cui ha cercato di non far mancare mai il proprio sostegno. Forza ragazzi, siamo con tutti voi!
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Dalla nostra Sicilia, un poeta dialettale che va conosciuto

Ebbe fama mondiale, il poeta Alessio Di Giovanni, ma non certamente quanta ne ebbe il suo contemporaneo e conterraneo Luigi Pirandello.
Ma, cosa accomuna i due scrittori agrigentini, di cui viene intrapreso, con un percorso ideologico , lo studio delle due poetiche e la vicinanza, sia  geografica, da una scuola al primo intitolata,fino al Caos, casa natale del più illustre autore dei “Vecchi e i Giovani”da cui dista appena 500 metri, che di pensiero? Senza dubbio  Alessio Di Giovanni condivise con il “grande”  l’amore per la sua terra, per Girgenti e per i giurgintani, ma anche il bisogno, tutto spirituale, di dare sfogo a quel  tormento interiore di chi assisteva alla sofferenza di un’umanità sfruttata, i più umili  che, per il Di Giovanni, erano i solfatari della sua terra, la Sicilia di cui egli fu il cantore. Emerge, dalla sua poetica, la sconsolata tristezza dei contadini della sua terra e la sofferenza dei zolfatari, umanità umile e laboriosa  di cui si sentì cantore e fratello, il cui sfruttamento bestiale  nelle miniere denunziò con forza.
Alessio Di Giovanni era nato qualche anno dopo Luigi Pirandello, nel 1872,  nella vicina Cianciana, paese dell’entroterra agrigentino, dove il nonno paterno , analfabeta, aveva aperto delle miniere di zolfo che trasmise,poi, al figlio Gaetano, storico e folklorista della Sicilia. Passato in Palermo con la famiglia, il giovane Alessio, amante della lettura dei suoi poeti preferiti, fece qui le sue prime esperienze letterarie, pubblicando alcuni articoli su un giornale glorioso democratico,” l’Amico del popolo” di Palermo, nato con le barricate, che gli fruttarono numerose lettere di ammirazione da ogni parte dell’isola. Precipitate, però, le sorti economiche della famiglia, dovette lasciare Palermo, che egli chiamò , e ritornò alle colline natie, tranquille,  ma malinconiche. Nel 1896 pubblicò il , e le rappresentazioni teatrali ”Scunciuru” gli diedero notorietà mondiale. Poeta dialettale, fu egli un convinto assertore della lingua siciliana, a cui riconosceva il merito linguistico  di aver dato origine al “volgare” italiano, con il trapanese Ciullo D’Alcamo.  Conobbe i morsi invidiosi dei suoi conterranei e non gli mancarono amari disinganni. Egli morì a Palermo nel 1946.
Una scuola elementare di Agrigento, a lui intitolata, ne perpetua il ricordo, mentre è liberamente lasciato all’iniziativa di insegnanti volenterosi  la conoscenza stessa di questo poeta dialettale, che rischia di venire dimenticato, e lo studio delle sue opere, nonché l’accostamento fra i due autori, di cui la stessa Agrigento va orgogliosa.
Una sua bellissima  poesia in dialetto siciliano fa rivivere la sofferenza dei minatori-surfatara-
“Lu cantu di li surfara”
<E sempri di dda  sutta veni un cantu , ca pari di lu scuru nu lamentu…..
Si ferma un pocu……,ma doppu, ad ogni tantu
Si  isa  cchiù malinconicu, cchiù lentu.
Poviri  surfatara  sfurtunati, comu la notti u’ jornu,
ma  si  zitti  la vuci  lenta  a  la  calura,  e  resta………
acchiana  ‘n celu  e  si  rancura”
 

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Il nuovo Presidente

1 Febbraio 2015 15 commenti

E’ un grande onore per noi Siciliani avere un Siciliano, Sergio Mattarella, come Presidente della Repubblica, egli rappresenta la Sicilia onesta, tutti quei siciliani che hanno pagato sulla propria pelle nascere e crescere nella nostra Isola spesso dimenticata dal potere di Roma, abbandonata da chi avrebbe potuto incidere molto sul suo sviluppo e, sconsideratamente, non l’ha fatto, lasciando che il malaffare e certa criminalità prevaricassero il buono e il giusto che alcuni retti cittadini volessero fare. Mi riferisco ad alcuni rappresentanti politici che qui sono stati eletti e che hanno dimostrato di pensare principalmente, e solo, ai propri interessi. Il neo Presidente sa bene dove sta il marcio, conosce le vie per combatterlo, ha dalla sua tutti gli italiani onesti che l’hanno intelligentemente votato, cosa gli si può augurare? Di parlare quanto è necessario, ma di agire in maniera incisiva ed esemplare perché la politica torni ad essere un servizio per tutti i cittadini che a lui guardano come il custode di valori antichi che rischiano di cadere nell’oblio e che da lui vengano rispolverati perché l’Italia tutta torni nel suo antico splendore, e la nostra Sicilia la terra di cui tutti noi essere fieri. AUGURI, PRESIDENTE E BUON LAVORO

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