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Archivio Luglio 2015

In inglese è il ” lifelong learning”, ossia apprendere per tutta la vita

30 Luglio 2015 219 commenti

Progetto molto ambizioso per un Paese che ama definirsi progredito e civile, sempre orientato ad ottenere risultati positivi nei confronti con gli altri Paesi di Ue, progetto che pone l’accento e l’attenzione sulla formazione continua degli adulti, per il quale l’Ocse aveva già dichiarato che l’Italia è ferma ad un secolo fa.
L’attenzione all’istruzione degli adulti è un fatto nuovo e recente nella nostra società dove l’apprendimento è limitato ai banchi di scuola e poi… le occasioni sono nulle, se lo si vede fuori da un programma di un corso di laurea di Scienze dell’Educazione, dove è materia di studio.
L’attenzione nuova all’istruzione degli adulti si inserisce in un’ottica di educazione permanente che vuole l’apprendimento durare tutta una vita, in una società dinamica che vive cambiamenti repentini, dove una conquista di oggi viene superata da più moderne forme di “saperi”che annullano e rendono obsolete le conoscenze appena acquisite.
Ma, ad oggi l’istruzione degli adulti è limitata ai banchi di scuola per poi campare di rendita se avevi imparato qualcosa, altrimenti… zero occasioni fanno dimenticare quello che già sapevi.
Il rischio è che si incorra in un analfabetismo di ritorno per la privazione di nuove competenze relativamente a un mondo tecnologico che, se non sei al passo, ti mette fuori, ti estromette da quei nuovi campi di conoscenze.
Al contrario queste, se acquisite, ti fanno sentire integrato nel nuovo mondo, ti danno gli strumenti moderni che ti consentono di comunicare in modalità nuove e di sentirti parte di quel nuovo sistema che comunica via internet, via sms e usa moderni strumenti di alta tecnologia per raggiungere amici e conoscenti lontani.
Si intravvede, allora, la necessità che gli adulti, anche utilizzando quel sapere che avevano appreso sui banchi, continuino a coltivarlo con cura per costruire su di esso, come solide basi, nuovo sapere, anche il più moderno e impensabile appena qualche decennio fa.
E’ questo un cambio di passo necessario per tutti gli adulti, anche per coloro che hanno raggiunto il massimo degli studi, la laurea, e però depongono i libri, son proprio loro gli adulti più a rischio, se non seguono corsi di aggiornamento e di qualificazione, più che per i diplomati e gli operai è per tutti costoro l’americano “lifelong learning”, perché continuino ad apprendere oltre la scuola, per la vita.
E’ un’urgenza, il “lifelong learning”, necessario perché viviamo più a lungo, cambiamo lavoro più spesso, causa la precarietà e la flessibilità del mondo del lavoro odierno, dove sono richieste forme di conoscenze che costituiscono il nuovo sapere che fa la cultura di oggi – saperi e mestieri diventati ormai superspecialistici e che devi acquisire tuo malgrado – se non vuoi essere cittadino di “serie B” nella società del terzo millennio.
La voglia di conoscere favorirà un ricambio di energie a qualsiasi età, darà sprint e capacità di inventare ed organizzare il proprio sapere, in una visione di apprendimento permanente che aprirà la mente a sempre nuove conoscenze in un mondo dove ciò che già sai diventa immediatamente vecchio e anacronistico se confrontato alle sempre più nuove conquiste scientifiche.
E’ auspicabile che gli adulti tornino sui banchi per completare la loro istruzione? Si, se si tratta di corsi perché tutti possano raggiungere il sospirato pezzo di carta, sia esso un diploma o una laurea, anche con aiuti dello Stato per quelle imprese che favoriscono il lavoratore quando vuole intraprendere una frequenza ai corsi serali per accrescere la sua preparazione ed allargare il suo orizzonte culturale.
Ma per tutti gli altri, per coloro che già hanno un diploma o una laurea, basterà la sola voglia di seguire i tempi, e lavorare sul proprio terreno di competenze renderà tutto più facile.

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Paolo Borsellino e la sua Palermo

19 Luglio 2015 343 commenti

Anch’io oggi ho commemorato con molta tristezza la strage di via D’Amelio, dove furono uccisi il povero giudice Paolo Borsellino e i ragazzi della sua scorta. Ho rivisto il film sulla sua odissea che nel pomeriggio ha trasmesso Canale 5, con la brillante interpretazione del bravissimo Giorgio Tirabassi nella parte di Borsellino. C’è tutto il suo dolore per la morte del carissimo collega Falcone, è ben descritta la sua amarezza nel sentirsi lasciato solo da uno Stato che iniziava a conoscere quale era, e quale è stato con lui, uno Stato di cui capì di non potersi fidare, fra giudici e polizia c’erano collusi, la sua sorte era segnata. Come disse lui, era già “un morto che cammina”. Bello il suo voler lasciare ai suoi figli anche qualche brutto ricordo di sé, perché soffrissero meno la sua perdita. Anche questo vuol dire essere padre, attenuare nei figli quel dolore che immaginava, sarebbe stato insopportabile. Quello che fa maggiormente male, di tutta la vicenda, è la consapevolezza che egli ebbe, e che gli venne anche confermata alle alte sfere della Capitale, che dopo Falcone, la prossima vittima della mafia sarebbe stato lui. Una mafia che uccide, una mafia resa più forte dalle trattative con uno Stato incapace e assente, colluso con essa, una mafia di cui molti hanno voluto negare l’esistenza, perché potesse lavorare in piena libertà ed evolversi fino al punto come ci è apparsa in quei tristi anni novanta.
Ero ragazzina negli anni sessanta e quasi vigeva un proibizionismo sulla parola mafia. Non solo non potevi nominarla, ma se non ti mancava il coraggio e sfidavi i
“grandi” di allora con domande, perché da sola non ti potevi acculturare, visto che nulla ne parlava, la risposta era una sola: la mafia non esiste! Tanto non esisteva che quel Riina era libero di fare tutti i crimini che fece, lo Stato nascondeva la testa nella sabbia per non vedere. Quel giorno di Luglio fu per me doppiamente triste, eravamo con i miei ragazzi al capezzale di mia madre che aveva subito un intervento il 15 per un brutto male e già il nostro animo era abbastanza colpito, quando da Palermo una mia cognata telefonò e ci diede la triste notizia dell’agguato al giudice Borsellino. Tutti fummo scossi, nella città di Messina tutti stimavano il giudice assassinato, da allora accosto questa giornata di dolore nazionale, al mio più privato.

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SULLA CONDIZIONE FEMMINILE

12 Luglio 2015 273 commenti

Condizione femminile, diritti targati anni ’70

Sono stata ragazza negli anni ’70, di quella generazione che, però, è stata di rottura con le idee antiquate di quella precedente.
I miei ricordi sono di “lotta” per la conquista di quelli che già noi sentivamo nostri diritti.
Diritto alla nostra realizzazione, perchè prime giovani che studiavano anche fuori sede, nonostante i “grandi” ci etichettassero come poco di buono, sol perchè miravamo ad un titolo per potere, anche, lavorare. Diritto a vestirci e truccarci anche fuori dagli schemi imposti da un certo perbenismo che ci imponeva il nostro essere di buona famiglia. Diritto ad incontrarci con coetanei, anche solo per discutere di politica, religione, nuova società che immaginavamo per noi e per i nostri figli, bisogno di libertà che sentivamo necessaria per le nostre menti già aperte sul futuro.
La mia generazione, sono convinta, ha traghettato un passato fatto solo di ipocrisie e grettezza mentale ad un periodo di grandi capovolgimenti, di cui i nostri figli stanno godendo i frutti.
Essa ha vissuto in pieno il ’68, anche se in piccole realtà, ma già consapevole di una azione di grande rinnovamento nei costumi e nella mentalità che ci avevano preceduto. Certo, è stato difficile, una vita di lotta sul fronte della richiesta continua di quel rispetto per l’essere persona, prima ancora di “donna di casa”, ma i nostri studi ci hanno tanto aiutato in questo.
Per questo credo che l’istruzione abbia favorito, e favorisce sempre la presa di coscienza del valore dell’essere donna. Dovevo scrivere tutto questo, perché, oggi come allora, so bene che sta a noi donne aiutare l’uomo che ci sta accanto ad uscire da una mentalità che ci vuole soprattutto mogli e madri, per iniziare a vederci prima di tutto “persona” degna di rispetto e stima.
Ho molto lavorato su questo fronte, perchè sì, è vero l’Italia è ancora un paese maschilista, ma se ci muove il senso morale dell’amore di sè, tutte possono farcela, come credo di esserci riuscita io.

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Da noi la politica va fatta così……

AGRIGENTO, PUNTO E A CAPO

Chi meglio di Hamel meritava la Presidenza del Consiglio, incarico che già gli era stato promesso?
Amarezza e delusione nelle parole del Consigliere Nello Hamel durante l’intervista del Direttore di AgrigentoInformazione Gerlando Gandolfo, per le modalità con le quali si è giunti alla designazione del presidente del Consiglio comunale, per gli accordi presi tra i Capi Firetto e Alfano , senza alcuna possibilità di dialogo e di confronto circa le candidature.
Amarezza e delusione che è facile tradurre in qualcosa di ancor più profondo, in sofferenza, se solo adesso riesce a svelare retroscena che pareva appartenessero al passato e che, invece, gli si sono riproposti nelle modalità classiche dell’accordo tra partiti: i “ capi” avevano concordato tutto e si era nella situazione in cui il Nuovo Centro Destra dichiara che “è inutile ogni discussione, perchè tutto è già stato stabilito”. E’ uno sfogo, il suo, che egli concede al bravo Direttore Gandolfo, e che bene chiarisce il suo stato d’animo, ed insieme esprime tutta la rabbia che può provare, in una situazione di tal genere, anche una persona mite e perbene come Nello Hamel.
Deluso fortemente dell’idea di democrazia di Firetto, a cui aveva affidato il suo nome nella sua lista, insieme alla certezza che finalmente qualcosa cambiava nella politica agrigentina, il consigliere Hamel ha dovuto rivedere il suo modo di avere fiducia nelle persone che sono sorrette, nel loro iter politico, da una ambizione iniqua, che non dovrebbe avere dirirtto di cittadinanza in una nuova leva di giovani che vogliono dedicarsi ad una politica che sia veramente fare il bene della collettività, ma per i quali, invece, l’unico esempio che hanno avuto da seguire è sempre stato il comportamento poco onesto e poco edificabile che qualche vecchio volpone familiare ha lasciato loro.
Deluso, amareggiato, e perchè no, anche arrabbiato da questo modo di essere scavalcato da due furbacchioni nostrani, che intendono ridurre la città alle loro dipendenze, al vecchio clientelismo di corrente che sa tanto di seconda e terza repubblica.
E’ strano che debba essere tutto ciò un consigliere in età come Hamel, a cui poco elegantemente fanno le scarpe giovani che forse ancora erano alle elementari quando lui e la sua bella famiglia già si dedicava al volontariato, anziani in gita, anziani in strutture dove passare il tempo libero, strutture rette da loro per ammalati di alzheimer, mai interessati al lucro e sempre pronti a risolvere i problemi dei poco abbienti. E’ un onore per la città avere cittadini di tale spessore morale, poter contare su privati che operano in supplenza a ciò che le istituzioni non fanno.
Per Hamel era previsto un giusto riconoscimento al suo prodigarsi per gli altri, per questo suo fare politica nel sociale servendo chi ha bisogno, senza mai nulla chiedere, unico fra gli eletti consiglieri, ha riunito e ringraziato, in quella sua struttura dedicata agli anziani ammalati, tutti i suoi elettori, presente anche il neo sindaco Firetto. Era lì che egli ha proclamato il cambiamento nella politica agrigentina, dove avrebbe riconosciuto quanto la città deve ad Hamel e famiglia, è stato lì che gli aveva fatto credere che chi meglio di lui meritava la Presidenza del Consiglio? Quale delusione per Hamel, dopo aver strenuamente lottato per anni per una forma di politica chefosse disinteressata e di servizio, doversi ricredere, e che a permettere ciò fossero proprio dei giovani, Firetto, Alfano e tutti coloro che stanno dietro alla newentry Catalano. (Art. scritto da C. De Marco Schillaci)

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La Grecia di Pericle o quella del decadimento di oggi?

I GRECI SCELGONO DA SOLI SIN DAI TEMPI DI PERICLE…

Essi facevano l’eccellente in ogni cosa, sono stati i precursori della vera Democrazia, della libertà e della politica nella sua accezione più alta, fare il bene di tutti. Questa è la vera Grecia, può intaccarla il decadimento di oggi?
Discorso agli ateniesi 461 a.c. Pericle -

QUI AD ATENE NOI FACCIAMO COSÌ

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro
dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di
altri,chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non
siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro
prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia
siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato
anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo
proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo,
ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una
politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà
sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni
ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso,
la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la
nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così

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