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Archivio Novembre 2015

LE FERROVIE IN SICILIA, SPECCHIO DI UN DEGRADO ASSOLUTO

27 Novembre 2015 20 commenti

Avevo bisogno di andare a Messina, con una sosta a Catania di un giorno e poi ritornare ad Agrigento in treno. Volevamo vivere la nostra autonomia non dipendendo dalla strada, con un viaggio in macchina stancante, non usare pulmann, perchè ti obbliga ad un lungo viaggio senza una sosta per sgranchirti le gambe, volevamo lasciare liberi i figli che si propongono sempre di accompagnarci, gridando ai quattro venti la nostra piena abilità nel saperci muovere per treni e stazioni…… treni e stazioni del Nord, ci ricordavano i figli!
Noi, che nel nostro lungo soggiorno a Milano, amavamo viaggiare indifferentemente con macchina per autostrade, erano nostre la Milano-Serravalle, per le due ore anche con neve per raggiungere Genova e il suo porto, la Milano Tangenziale Est per Venezia, per ritrovarci tutti a Sotto il Monte, in pellegrinaggio alla Casa natale del Papa Buono, Giovanni XXIII, e ancora la Milano- Firenze passando per Bologna e poi gli Appennini. Il tutto molto agevolmente, con soste in Autogrill e stazioni di servizio accoglienti e ricche di ogni oggetto e articoli che volevi portare con te.
Erano nostre queste strade e autostrade, e noi orgogliosi di farle per gite, o visite ai figli, e loro fieri di avere genitori così giovani e capaci di una vita diversa, per nuove abitudini acquisite al Nord.
Eravamo lieti di fare i nostri viaggi anche in treno, ma che treni ricordiamo, bisogna averci vissuto al Nord per sapere come si vive qualitativamente bene! Dai treni Frecciarossa all’EUROSTAR, per finire a quello di ultima generazione ad alta velocità, ITALO, che scommette sul tempo, e ti fa arrivare in mezz’ora da Milano a Bologna.
Entusiasmante esperienza di conoscenza diretta del progresso che ha toccato le Ferrovie dello Stato, o quei privati che investono in mezzi di trasporto per rendere più agevole la vita degli utenti. Esperienza certamente unica e utile per la vita, se ti porta, poi, a fare confronti con i 40 anni che, nella tua bella Regione, sono passati invano.
E’ stata un conquista dei nostri anni ’70 la costruzione dell’autostrada Catania Messina e, poi, la Messina Palermo, che ci permise di raggiungere la città di Messina senza dover prendere il treno.
Siamo rimasti, quindi, al ricordo di un treno che impiegava sette ore per portarci da Messina ad Agrigento, si fermava in piccole stazioncine e si arrivava a destinazione talmente stanchi d’avere l’impressione di averla fatta a piedi. Ed ora, è possibile che sia ancora così?
Possibile che, per tornare da Catania verso Agrigento si debba fare un lungo percorso di una durata di 5 ore di viaggio, con cambio a Caltanissetta? Oppure, un’altra opzione sarebbe la Catania-Palermo- Agrigento per la durata di 7 ore? Ma non è un vanto per nessuno in Italia , nè lo è per il Governo Nazionale la differenza della qualità della vita tra il Nord e il Sud, tantomeno lo è per il Governo Regionale che dovrebbe vergognarsi di tenere in una situazione di degrado i cittadini, non offrire i servizi giusti, tutti quelli che hanno al Nord, e fare i comodi loro, ogni giorno in una sorta di gara a chi frega di più i poveri illusi loro elettori, e a chi guadagna meglio.
Oggi si è parlato di Ferrovie dello Stato che passano ai privati, ho pensato di avere un filo teso con l’Economia nazionale, di avere avuto una forza mentale capace di evocare ciò che è diventato in questi giorni un pensiero dominante: dobbiamo aiutare il cambiamento, lo sviluppo della nostra Sicilia, non è giusto dire che quà le cose non cambieranno mai, vado via e lascio tutto in mano ai soliti predoni! Iniziamo dalle Ferrovie, rivolgiamoci a chi può aiutare il miglioramento della rete ferroviaria in Sicilia, e sia capace di portarla ai livelli dell’altra Italia, quella settentrionale, vogliamo tutti godere una vita qualitativamente buona senza essere costretti ad un’emigrazione forzata, come alla fine è la vita di chi da casa sua va in una città del Nord.
Chissà che non lo facciano i privati a cui stanno consegnando un servizio che è già diventato scadente per lo Stato? Io ho iniziato a denunciare questo ulteriore degrado esistente nella nostra Regione a varie testate giornalistiche, ma una sola voce è una voce che grida nel deserto, bisogna scuotere le masse, fomentare i cittadini per un diritto a migliori servizi, essere da traino, e quì mi rivolgo ai giovani, perchè sia da tutti percepito il degrado in cui lasciano vivere i siciliani, non si può essere rassegnati!! (Per la cronaca, siamo tornati da Catania in macchina, non eravamo al Nord, non c’erano Eurostar, nè Frecciarossa, nè Italo, solo ci auguriamo ancora per poco!)

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Dalla mitologia l’inizio della violenza sulle donne

26 Novembre 2015 14 commenti

IL MITO DELLA GORGONE-MEDUSA, OVVERO GLI ALBORI DELLA VIOLENZA SULLE DONNE

Il mito ci racconta di Atena, la dea della sapienza e della saggezza, solamente complice del potere patriarcale

E’ un dramma in due tempi

Il primo atto narra la punizione della femmina che si ribella allo stupro.

Medusa, bellissima fanciulla, è stuprata da Poseidone nel tempio
dedicato ad Atena. Come reagisce Atena di fronte alla fanciulla che chiede giustizia?

Ad Atene si sta decidendo chi, fra Atena e Poseidone, sarà proclamato protettore della città.

Ma poiché la questione in ballo è il potere, la dea non vuole seccature. Così trasforma la vittima,
Medusa, in mostro cattivissimo dai capelli di serpente, i denti da cinghiale,
il corpo cosparso da scaglie d’oro e se la toglie dai piedi mandandola nell’estremo Occidente, non lontano dal Regno dei Morti.

Il mostro, però, ha la capacità di trasformare con lo sguardo un uomo in pietra, ed è questo che darà alla Medusa la possibilità di vendicare lo stupro
subito e di liberarsi di Atena, dea manipolata dal padre, quindi megafono e paravento del patriarcato.

Il secondo atto ci presenta Atena nelle vesti non di una donna che aiuta un’altra donna, bensì una dea che tradisce le donne, a
monito eterno contro ogni tentativo futuro di ribellione.

Perseo deve portare un dono al re Polidette che altrimenti minaccia di stuprargli la madre. Il
dono è nientemeno che la testa della Gorgone Medusa. Atena aiuta Perseo a rubare ali e scudo alle Gaie e gli dà consigli per uccidere la “nemica dei maschi”.

Sarà Atena a sostenere lo scudo riflettente che permetterà all’eroe di
non guardare la Gorgone negli occhi e a suggerirgli di attaccarla
vigliaccamente nel sonno e tagliarle la testa che, ancora sanguinante, regalerà proprio a lei. .

Atena, donna di successo dell’Olimpo, è la complice dell’eroe. La mirabile costruzione culturale che fa di Atena la
dea della sapienza, della saggezza, della tessitura, dell’artigianato, della
guerra “giusta” condotta con astuzia è, insomma, quello di complice del potere patriarcale.
Dobbiamo liberarci di Atena, la dea che non è nata da donna e che è fatta a immagine e somiglianza del padre. Di
più, custodisce le parole del padre e le trasmette alle generazioni future.
Una sorta di intelligente megafono e paravento del patriarcato. Dobbiamo liberarci di Atena, complice del maschio contro le donne, come ci suggerisce il mito, essere complici tutte le donne.

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Dalla Storia, un percorso di violenza sulle donne

26 Novembre 2015 6 commenti

La giornata in difesa delle donne violentate e maltrattate, vogliamo parlarne perchè non passi inosservata una giornata come questa? Partiamo da ciò che ci suggerisce la storia, un’escalation di tristi episodi che ci portano ad oggi…

Dalla manzoniana Gertrude alla donna di oggi: un percorso di violenza sulle donne.
E’ stato molto interessante visitare la rassegna sul doppio binario della verità storica e della trasposizione artistico-letteraria della Monaca di Monza, attualmente aperta al pubblico al Castello Sforzesco di Milano, nelle Sale Panoramiche.
La mostra ripercorre la vicenda della manzoniana Gertrude, personaggio letterario tormentato e intrigante, figura storica realmente vissuta tra Milano e Monza che, in realtà, risponde alla nobildonna milanese Marianna De Leyva, vissuta tra il 1575 e il 1650, costretta a farsi suora senza vocazione con il nome di Virginia, si macchiò di delitti per amore di Gian Paolo Osio, che espiò murata per 13 anni in una cella.
In esposizione vari documenti con il carteggio intercorso con il Cardinale Federico Borromeo, gli atti del processo custoditi all’Archivio Storico della diocesi di Milano; seguono dipinti in mostra, tutti i maestri dell’800 che danno di Gertrude-Marianna una visione a volte intima e delicata , altre volte inquietante e “noir”. Non mancano le trasposizioni teatrali e cinematografiche, come il dramma teatrale di Giovanni Testori messo in scena da Luchino Visconti nel 1967. Cosa rende attuale la vicenda privata della Monaca di Monza in tempi detti civili, come usiamo definire la nostra epoca?
In età moderna la storia di Marianna viene contestualizzata nel tema della condizione femminile, tra scelte forzate e sudditanza all’autorità maschile, in una società dove si confrontano vari tipi di culture, spesso sovrapposte e pronte ad annullare il grado di civiltà raggiunto nel paese dove esse si scontrano.
Ma è poi cosi’ sicuro che un Paese che raggiunge un alto grado di civiltà abbia automaticamente raggiunto anche il totale rispetto per la figura femminile, abbia superato tutti quei pregiudizi che hanno sempre visto la donna in una condizione non precisamente paritaria rispetto all’uomo, se ancora in Paesi evoluti come il nostro tante attività sono precluse alle donne, e la donna cosiddetta in carriera deve dimostrare una bravura che non sempre è richiesta all’uomo, se non altro quando deve conciliare bene i suoi tanti ruoli di madre, di moglie e di donna, capace e intelligente?
Secondo il Diritto Internazionale tutti i Governi hanno la responsabilità di prevenire, indagare e punire gli atti di violenza sulle donne, in qualsiasi luogo essi si verifichino: tra le mura domestiche, sul posto di lavoro quando si esprime con il moderno mobbing, nelle comunità o società, oppure durante i conflitti armati. Ma è condizione essenziale, perché un Paese possa dirsi veramente civile, che i Governi si impegnino per rendere più forti le donne, garantendo loro indipendenza economica e protezione dei diritti fondamentali.
In questa battaglia per i diritti umani sono necessari anche la solidarietà degli uomini e il loro coinvolgimento, in termini legislativi, per offrire pari opportunità alle donne con una maggiore presenza numerica in Parlamento, costruendo una cultura di assoluta parità con l’uomo.
Quote rosa in Parlamento, 8 Marzo o giornata della donna, 25 Novembre o giornata della violenza sulle donne, nessuna di queste celebrazioni sarebbe necessaria soltanto se venisse dato alla donna quello che è un suo diritto primario come persona, il diritto all’esistenza per sé, per la sua piena realizzazione , capace di raggiungere con le sue sole forze anche posti di potere, spesso considerati obiettivi solo maschili.
Ciò sarà possibile se ci si adopererà con ogni mezzo a considerare la donna non oggetto di violenza da parte maschile, come purtroppo ci viene proposto da alcuni fatti della cronaca attuale, ma semplicemente persona verso la quale l’uomo è chiamato ad avere atteggiamenti positivi sempre, ma ancor più, laddove possano prevalere maltrattamenti e violenza, essere egli stesso di supporto, di protezione e assistenza.
Godiamoci la mostra sulla nobile e sventurata Marianna De Leyva, o Monaca di Monza di manzoniana tradizione, reclusa per forza, ripercorriamo le due epoche a confronto e troveremo di sicuro analogie angoscianti su una condizione femminile ancora molto lontana dalla piena emancipazione dalle infinite forme di potere che tendono a schiavizzare le donne, magari con le lusinghe del facile guadagno o di moderne, nuove chimere che tanto allettano le giovani di oggi, e che si traducono, spesso, in bella vita e popolarità.

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9 Novembre 1989, cadeva il muro della vergogna

10 Novembre 2015 10 commenti

Il 9 Novembre 1989 per la Germania rimarrà sempre una data storica, riportata su tutti i testi scolastici , perché la caduta del muro di Berlino, avvenuta quel giorno, ha segnato l’inizio del disfacimento di un ordine stabilitosi nell’immediato dopoguerra, e l’inizio di un periodo di libertà e democrazia, dopo anni di regime totalitario che aveva generato solo repressione e separazione in una città, Berlino, divisa in due da quel muro, simbolo della divisione del mondo in una sfera americana e una sovietica.
Per 28 anni, dal 1961 al 1989, il muro ha tagliato in due non solo una città, ma un intero paese, fu il simbolo più crudele della Guerra Fredda, che interrompeva i collegamenti tra Berlino est e Berlino Ovest, divideva le famiglie e tagliava la strada tra casa e posto di lavoro, tra scuola e Università, stabiliva il confine non solo a Berlino ma in tutta la Germania, tra Est ed Ovest.
Ma perché fu eretto il muro di Berlino?
Nel 1945 i rappresentanti dei Paesi vincitori della 2° Guerra Mondiale riuniti nella Conferenza di Yalta decretarono la divisione della Germania in quattro settori amministrati ad Ovest da USA, Regno Unito, Francia, e ad Est dall’allora URSS ( Unione Repubbliche Socialiste Sovietiche).
I settori Occidentali vennero uniti il 23 Maggio 1949, dando vita alla Repubblica Federale della Germania, mentre in quello Orientale il 7 Ottobre 1949 fu proclamata la Repubblica Democratica Tedesca.
Da allora si parlò di Germania dell’Ovest e Germania dell’Est, così come di Berlino Ovest e Berlino Est. Inizialmente i cittadini di Berlino erano liberi di circolare fra tutti i settori ma, mentre la Germania Federale, aiutata economicamente dall’America, negli anni 50 viveva un vero e proprio boom economico, la parte Orientale faceva fatica a riemergere perché le richieste in tasse da parte dell’Unione Sovietica erano pesanti.
Poiché ancora il confine tra Est ed Ovest non era insuperabile, molti cittadini della Germania dell’Est fuggivano dall’Est all’Ovest cercando un futuro più redditizio. Intervennero allora da parte del regime sovietico delle limitazioni e, nel 1952, venne chiuso il confine tra le due Germanie. Le fughe da un confine all’altro furono sempre più pressanti , fino a quando il regime comunista non ordinò l’inizio della costruzione di un muro attorno ai tre settori occidentali.
Con la nascita in Polonia del Sindacato Indipendente”Solidarnosh” del 1980 e la crisi del blocco orientale, si ebbe anche la proclamazione della legge marziale.
Qualche anno dopo, nel 1985, arriva al potere in Unione Sovietica Michail Gorbaciov e, nel 1987 il nuovo Segretario del Partito Comunista espresse chiaramente il rivoluzionario bisogno del popolo sovietico di raggiungere la Democrazia.
Questo fu il primo passo che portò alla caduta del vergognoso Muro.
E’ difficile, per i giovani di oggi e, già per quelli cresciuti dal dopoguerra in poi che hanno respirato libertà e democrazia fin dalla più tenera età, non solo accettare, ma semplicemente cercare di dare una spiegazione a ciò che è stata la storia di questa Germania divisa dal giogo di una dittatura, feroce esempio di palese autoritarismo.
Era la Germania di Hitler che pagava il suo debito verso tutto il mondo? Forse, come si dice da qualche parte, c’è un giusto che piange per ogni peccatore!
Ci si chiede, con uno sguardo rivolto al nostro rassicurante presente, e dimentichi di ciò che manteneva in essere quella triste pagina di storia e di quali siano stati i motivi che avevano permesso la sua costruzione, come è stato possibile la sua esistenza per vent’anni?
Oggi il Diritto Internazionale condanna il Muro Israeliano, perché allora in vent’anni nessuno ha agito per mettere fine a questa vergogna? Non c’è una rassegnata accettazione da parte dei tedeschi di una situazione a cui già si erano abituati e che qualcuno adesso osa anche rimpiangere?
La cancelliera tedesca Angela Merkel è il frutto di questa apertura, della forza di chi lottò per eliminare materialmente quel muro e moralmente ciò che esso signficava, per dare al suo popolo la tanto sospirata e anelata democrazia che, insieme alla libertà, hanno fatto il vero, civile e moderno Stato tedesco.

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Dalla manzoniana Gertrude alla donna di oggi: un percorso di violenza sulle donne

10 Novembre 2015 15 commenti

Dalla manzoniana Gertrude alla donna di oggi: un percorso di violenza sulle donne.
di Crocetta De Marco

E’ stato molto interessante visitare la rassegna sul doppio binario della verità storica e della trasposizione artistico-letteraria della Monaca di Monza, attualmente aperta al pubblico al Castello Sforzesco di Milano, nelle Sale Panoramiche.
La mostra ripercorre la vicenda della manzoniana Gertrude, personaggio letterario tormentato e intrigante, figura storica realmente vissuta tra Milano e Monza che, in realtà, risponde alla nobildonna milanese Marianna De Leyva, vissuta tra il 1575 e il 1650, costretta a farsi suora senza vocazione con il nome di Virginia, si macchiò di delitti per amore di Gian Paolo Osio, che espiò murata per 13 anni in una cella.
In esposizione vari documenti con il carteggio intercorso con il Cardinale Federico Borromeo, gli atti del processo custoditi all’Archivio Storico della diocesi di Milano; seguono dipinti in mostra, tutti i maestri dell’800 che danno di Gertrude-Marianna una visione a volte intima e delicata , altre volte inquietante e “noir”. Non mancano le trasposizioni teatrali e cinematografiche, come il dramma teatrale di Giovanni Testori messo in scena da Luchino Visconti nel 1967. Cosa rende attuale la vicenda privata della Monaca di Monza in tempi detti civili, come usiamo definire la nostra epoca?
In età moderna la storia di Marianna viene contestualizzata nel tema della condizione femminile, tra scelte forzate e sudditanza all’autorità maschile, in una società dove si confrontano vari tipi di culture, spesso sovrapposte e pronte ad annullare il grado di civiltà raggiunto nel paese dove esse si scontrano.
Ma è poi cosi’ sicuro che un Paese che raggiunge un alto grado di civiltà abbia automaticamente raggiunto anche il totale rispetto per la figura femminile, abbia superato tutti quei pregiudizi che hanno sempre visto la donna in una condizione non precisamente paritaria rispetto all’uomo, se ancora in Paesi evoluti come il nostro tante attività sono precluse alle donne, e la donna cosiddetta in carriera deve dimostrare una bravura che non sempre è richiesta all’uomo, se non altro quando deve conciliare bene i suoi tanti ruoli di madre, di moglie e di donna, capace e intelligente?
Secondo il Diritto Internazionale tutti i Governi hanno la responsabilità di prevenire, indagare e punire gli atti di violenza sulle donne, in qualsiasi luogo essi si verifichino: tra le mura domestiche, sul posto di lavoro quando si esprime con il moderno mobbing, nelle comunità o società, oppure durante i conflitti armati. Ma è condizione essenziale, perché un Paese possa dirsi veramente civile, che i Governi si impegnino per rendere più forti le donne, garantendo loro indipendenza economica e protezione dei diritti fondamentali.
In questa battaglia per i diritti umani sono necessari anche la solidarietà degli uomini e il loro coinvolgimento, in termini legislativi, per offrire pari opportunità alle donne con una maggiore presenza numerica in Parlamento, costruendo una cultura di assoluta parità con l’uomo.
Quote rosa in Parlamento, 8 Marzo o giornata della donna, 25 Novembre o giornata della violenza sulle donne, nessuna di queste celebrazioni sarebbe necessaria soltanto se venisse dato alla donna quello che è un suo diritto primario come persona, il diritto all’esistenza per sé, per la sua piena realizzazione , capace di raggiungere con le sue sole forze anche posti di potere, spesso considerati obiettivi solo maschili.
Ciò sarà possibile se ci si adopererà con ogni mezzo a considerare la donna non oggetto di violenza da parte maschile, come purtroppo ci viene proposto da alcuni fatti della cronaca attuale, ma semplicemente persona verso la quale l’uomo è chiamato ad avere atteggiamenti positivi sempre, ma ancor più, laddove possano prevalere maltrattamenti e violenza, essere egli stesso di supporto, di protezione e assistenza.
Godiamoci la mostra sulla nobile e sventurata Marianna De Leyva, o Monaca di Monza di manzoniana tradizione, reclusa per forza, ripercorriamo le due epoche a confronto e troveremo di sicuro analogie angoscianti su una condizione femminile ancora molto lontana dalla piena emancipazione dalle infinite forme di potere che tendono a schiavizzare le donne, magari con le lusinghe del facile guadagno o di moderne, nuove chimere che tanto allettano le giovani di oggi, e che si traducono, spesso, in bella vita e popolarità.

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