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Archivio Marzo 2016

19 Marzo, e chi il papà non l’ha mai avuto?

19 Marzo, e chi il papà non l’ha mai avuto?

Fra tutte le discriminazioni che ci vengono dalla società, la più insopportabile è quella di non avere padre. Sei additato crudelmente, e con cattiveria ti viene ricordato: non hai un padre. Sei riconosciuto come: chi, quello che non ha padre? Chi ti spianerà la strada, chi cercherà, fra tutti i suoi vicini o lontani conoscenti, la persona che ti possa trovare la giusta raccomandazione per i tuoi studi prima, per trovarti un lavoro dopo, insomma colui sempre pronto, anche qualche volta burberamente, a risolverti ogni problema, insomma, tuo padre, se ce l’hai! E, se non ce l’hai? Non avrai tutto questo, la vita ti ha beffato, ti ha tolto un sostegno, e non solo l’altra parte di affetto che deve provenire da una famiglia normale, con tutti i benefici di avere due genitori, ma anche un quadretto monco della tua famiglia, se guardi una foto ci fai caso già da piccolo, il vuoto è evidente, c’è solo la tua mamma, e lui dov’è? Lo piangi, se ti dicono che è andato in cielo, gli porti dei fiori e preghi per lui. Ma se la beffa è stata grande, se il giovane padre ha preso in mano la sua vita ed è fuggito dalle sue responsabilità, lasciando te di soli tre anni con fratellini e mamma per un viaggio da cui non fa più ritorno? Cosa c’è da festeggiare per un padre così? Meno male che un’esperienza simile ti fa capire tutti i vuoti, ti rende vulnerabile alle assenze di qualsiasi tipo, e se ti trovi una scolaresca davanti, ci pensi due volte, anzi guardi i dati anagrafici, prima di festeggiare la tale festa, che sia del papà o della mamma: ce l’avete tutti? Ed anche i nonni, per il loro giorno, ce l’avete tutti e due? Altrimenti, nel dubbio, è meglio disobbedire alle regole che la società si inventa per i più fortunati, e per gli altri, quelli discriminati da condizioni diverse, il 19 Marzo festeggiamo solo S. Giuseppe, andremo certamente sul sicuro.

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E’ SEMPRE VALIDA LA GIORNATA DELLA DONNA?

La giornata di oggi ha sempre avuto un significato profondo, perché dedicata alle donne, oggi un uomo su quattro ha acquistato una mimosa per donarla ad una donna. Ma ciò che fa riflettere è il gran numero di donne che sente il bisogno di avere un giorno da festeggiare, che sente il desiderio di festeggiarsi essa stessa? Cosa le fa pensare di avere bisogno di un giorno dedicato al suo genere ? Vive l’emarginazione, è consapevole di essere dimenticata da uno Stato che non aiuta le donne nella loro attività lavorativa, preclude loro ogni possibilità di carriera e le invoglia a rinunciare anche ad essere madri? Una campagna di sensibilizzazione qualche anno fa invitava gli uomini ad essere gli attori del cambiamento, riconoscendo che alla società servono altri uomini, uomini diversi che aiutino le donne alla vera emancipazione, alla scoperta della loro dignità ogni qualvolta essa venga negata, vuoi con atti di violenza fisica o psicologica, o quando calpestati vengono i loro diritti. La storia dell’8 Marzo ci ricorda diritti sempre negati alle donne, donne ritenute inferiori all’uomo alle quali era negato il diritto al voto, e poi le lotte degli anni ’70 per la conquista di un nuovo diritto di famiglia che le equiparasse all’uomo, lotte anche esasperate, ma che hanno consentito alle donne di ritrovare il rispetto di sé, perché non sentissero ancora calpestata la loro dignità e potessero educare le figlie al pieno rispetto di sé come donne. Ma è ancora valida una giornata come quella di oggi? La donna ha ancora bisogno degli auguri, di una mimosa per sentire il suo valore, oppure, come ha detto Papa Francesco, è consapevole che non solo trasmette la vita, ma vede anche oltre? E a noi donne può bastare quanto detto dal Papa: le donne tutte vedono oltre e ogni giorno cercano di costruire una società più sana e accogliente. Ciò che la donna fa, ciò che è capace di fare nella sua quotidianità va oltre il sentire e il fare dell’uomo, e parliamo delle donne eroiche che hanno saputo crescere da sole i figli, quando situazioni estreme le hanno private dell’apporto e del supporto di un uomo accanto, e si sono fatte carico di educare i figli a non avvertire pienamente la grande assenza, invogliando, incoraggiando questi a contare sulle proprie possibilità e capacità di realizzare se stessi come e meglio di chi ha avuto una vita più facile, perchè vissuto in una famiglia normale. A queste donne va il grande merito di essere state l’eccellenza che la società non sa ancora riconoscere loro, l’eccellenza della vita familiare, a cui tutti dobbiamo la piena ammirazione che, sola, giustifica una giornata tutta per loro.

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