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Archivio Aprile 2016

VIVERE IL VOLONTARIATO

27 Aprile 2016 67 commenti

Se hai voglia di prodigarti per gli altri, se ritieni di dover, in qualche modo, dare un senso di pienezza spirituale alle tue giornate, accetti l’invito che ti arriva, insperato o, forse, sempre atteso, di entrare in gruppi che si occupano di aiuto ai più deboli, alle persone bisognose di cure che vanno oltre quelle mediche, e che rappresentano un sollievo di condivisione e solidarietà per i familiari. Metti a disposizione quelle che sono le tue peculiarità, dici un sì col cuore e con la mente, e vai…..Mi è stato offerto di scrivere, avevo chiesto un modo di essere utile, e hanno pensato che, aggiornare e tenere aggiornata la pagina dell’Associazione di volontariato che si occupa dei malati di Alzheimer su Facebook, promuoverne la conoscenza e la divulgazione delle attività in essa realizzate man mano anche in altre pagine online, oggi sono senz’altro quasi una necessità. Ed eccomi a creare una nuova pagina, ma prima ho voluto conoscere la sede dell’Associazione in Agrigento e così ho fatto la bellissima esperienza di entrare nel mondo del volontariato, in quell’Associazione Alzheimer gestita dalla signora Angela Parisi Hamel in maniera encomiabile, con uno spirito di dedizione che non riesci a classificare possibile nelle umane genti, un prodigarsi verso gli ammalati con bontà e autorevolezza che la fanno grande e la elevano in una dimensione superiore. Sono stata accanto agli ammalati, anzi la cara Angela, con il suo pulmino in giro a prelevare loro e i familiari che li accompagnano, mi ha subito chiesto di aiutarla in questo giro, ed io sono salita sul pulmino, ho aiutato l’ammalato che si rifiutava di salire, e insieme siamo andati al Centro. Qui c’è tanto da scoprire, volontari generosi che organizzano l’attività del giorno, il laboratorio di cucina che occupa gli stessi ammalati, volontari sorridenti che li aiutano ad indossare dei grembiuli perché non si sporchino, dei guanti per lavorare l’impasto, ma aiutati, principalmente a non dare alcun peso a ciò di cui sono incapaci, a quei movimenti non coordinati che sono segni inequivocabili della loro malattia. E’ un mondo che stenti a credere sia sempre esistito, ma fuori nessuno sa di questo fermento dell’anima che ti fa avvicinare a chi soffre, che ti fa riflettere che l’edonismo di cui siamo circondati all’esterno di questa struttura è mera illusione? Nessuno lo sa, anzi solo pochi eletti, che hanno risposto ad una chiamata di forte altruismo, di dedizione agli altri e che rispondono con amore e sorriso ai bisogni di questi ammalati. Io ho scoperto quanto di bello ci sia in questo servizio, e ritengo che sia qualcosa da divulgare, qualcosa che fa onore alla società, alla città di Agrigento, ma in qualsiasi città dove si operi per i bisognosi, non foss’altro per narrare anche che qualcosa di bello accade al mondo, e non solo le brutture della cronaca quotidiana

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L’Argentina di Papa Bergoglio, quel mondo alla fine del mondo…e la malinconia nel cuore

18 Aprile 2016 24 commenti

Bisogna esserci andati dove c’è il mondo alla fine del mondo e avere misurato il senso della distanza per capire la seconda frase del Papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio, nella sua prima apparizione alla loggia di san Pietro: “Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un vescovo a Roma: sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo questo papa quasi alla fine del mondo”.
Se vai in fondo all’Argentina, in fondo alla pampa e poi in fondo alla terra del fuoco e in fondo alle rocce ghiacciate, ai golfi di acque striate di blu e di schiuma bianca, dove non ci sono neppure più gli orsi marini e il vento è un vento che sembra soffiare da un altro mondo che non è quello che finisce lì, cogli quel primo pensiero di Francesco. E puoi immaginare perchè gli argentini come lui e i figli di italiani in Argentina, cresciuti laggiù, hanno quello sguardo fermo ma melanconico, quel filo di ironia che li porta a parlare di un “mondo che finisce”, come di una ineluttabilità mica solo geografica.
Capisci il fondo di nostalgia geneticamente annidata nella memoria degli avi emigranti, dei quali l’Argentina è popolata. Capisci definitivamente e per paradosso anche il fascino irresistibile del tango, della sua musica struggente, non solo dei suoi movimenti languidi, poi secchi improvvisi, gli sguardi fissi, le giravolte che scuotono l’aria e poi gli improvvisi arresti, proprio come se ti affacciassi sulla fine del mondo.
Anche il nuovo Papa ama il tango e questa passione che non è certo quella di danzarlo è la sintonia con la melanconia in movimento delle sue note. Laggiù, a quindicimila chilometri da qua, il cielo, la terra, il ghiaccio, il mare, il vento, le geografia loca (pazza), come la chiamano, sono i segni di una fine che non sembra solo geografica.
E allora immagini tutta la strada che si deve fare, quando si parte da questa nostra terra nel Nord Ovest italiano, nel cuore europeo, per arrivare all’Argentina e poi in fondo all’Argentina.
Il mondo alla fine del mondo è una sensazione che in Argentina ti pulsa nelle vene non solo se affascinato dai racconti dei grandi scrittori, come Francisco Coloane o dei mitici viaggiatori, come Bruce Chatwin che ne hanno scritto quasi puntigliosamente, presi per primi da quel senso di confine del mondo che si percepisce quando si viaggia in giù, quando ti lasci dietro Baires e poi La Plata e poi Bahia Blanca e poi la pampa, che non finisce mai e poi quei luoghi perduti dove vivono popolazioni residuali di cacciatori, pescatori che a una certa latitudine hanno già nostalgia della stessa pampa fuegina e di quella patagonica, perché sotto verso il Polo è un mondo molto più sperduto e precipiti come verso un pozzo oscuro, dove ti salvi solo continuando a navigare inesorabilmente in mari sperduti, fino a quello antartico.
Come si respira tutto questo a Buenos Aires, come si respira se stai migliaia di chilometri più a Nord, magari anche nel cuore della Ciudad Federal, Buenos Aires? Il soffio del mondo alla fine del mondo è forte anche perché non ci sono barriere, non ci sono montagne, catene che dividano quel paese e quando i vento gelido soffia verso nord da quegli spazi perduti arriva fino a Buenos Aires e di colpo la temperatura precipita anche d’estate, di primavera e tu senti il soffio gelato di quel mondo sperduto.
E allora si capisce da quale storia venga il nuovo papa e perché il suo primo pensiero sia stato a quella provenienza così lontana, ma anche così vicina per un Bergoglio, per una famiglia partita da Asti e da Genova, legata ancora così forte a quella memoria da far conservare a lui, futuro prete, futuro gesuita poi monsignore, poi vescovo, poi arcivescovo, poi cardinale, un pugno di terra piemontese sempre quasi in tasca e quel sentimento di distanza, quel metro che poi i figli degli emigranti portano sempre dentro al proprio cuore.
Bisogna esserci andati, in quella Terra alla fine del mondo…. E se, chi ci è andato non ha fatto più ritorno? E’ per questo, allora, che è arrivato lui, Papa Francesco, perché ce la raccontasse?

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UNA PAGINA DEL MIO LIBRO “MAESTRA DI CUORE” edito dalla Casa Editrice SIMPLE di Macerata

UNA PAGINA DEL MIO LIBRO “MAESTRA DI CUORE” edito dalla Casa Editrice SIMPLE di Macerata

Insegnare in una scuola di frontiera, dichiarata a grave rischio di dispersione scolastica, è una grande sfida per noi insegnanti. Un’esperienza da consigliare a chi lavora con spirito di solidarietà verso chi ha bisogno, nel nostro caso non di beni materiali, ma di cultura, perchè possa elevarsi dal basso in cui vive, e dare, così, un senso nuovo alla sua vita.

La scuola di cui parlo nel mio libro “Maestra di cuore” edito dalla casa editrice Simple, può essere qualunque scuola di quelle zone di periferia di ogni città, dimenticate dalle Amministrazioni che nel tempo si succedono,e che piangono tale dimenticanza aumentando sempre di più la loro emarginazione dalla vita sociale e dal conseguente progresso.

Essa fu dichiarata di frontiera, perché ubicata in zona a rischio di dispersione scolastica, e per essa vennero attivati tutti i progetti ministeriali, insieme a quelli finanziati dal Comune e dal Provveditorato agli studi, tutti finalizzati al contenimento della dispersione scolastica.

E’ in questa scuola che io ho insegnato per tredici anni, in questa scuola di frontiera, gravemente a rischio di abbandoni e di mortalità scolastica,i cui alunni erano ragazzi in difficoltà di apprendimento perché provenienti da famiglie disagiate, dove l’aria che si respirava era la ricerca quotidiana di nuovi espedienti per affrontare i loro bisogni di sostentamento.

Cos’era la scuola per queste famiglie emarginate dalla società del capoluogo, quasi ghettizzate in un quartiere periferico i cui bisogni erano dimenticati dagli amministratori, costrette a vivere fianco a fianco con un campo nomadi che creava problemi di promiscuità e aumentava il disagio?

Sicuramente, la scuola era vista da queste vite problematiche, adulti e bambini del quartiere, come una distrazione ai loro bisogni, oltre che un luogo che i loro figli erano obbligati a frequentare, un lusso che i grandi non avevano potuto permettersi, della cui mancanza, però, non avevano nessuna coscienza, ma solo la rassegnata percezione che non era per loro.

Ed ecco allora la forte presenza di adulti analfabeti, che vedevano la scuola avulsa dai loro bisogni, dove mandavano i loro figli, quando non servivano nelle campagne o con i grandi a pascolare le pecore, perché avessero, almeno, la possibilità di mangiare.

Queste famiglie delegavano alla scuola e ai maestri il difficile compito di educare i loro figli, di impartire loro, ancor prima dei contenuti culturali, le più elementari regole del vivere civile, dello stare con gli altri rispettando adulti e compagni, per costruire, da basi molto fragili e spesso neanche esistenti,un percorso educativo che portasse alla stima di sé, preludio della formazione della persona, che costituisce l’obiettivo finale di tutta l’opera educativa.

Ci siamo attivati in mille modi, noi insegnanti, per inculcare nei nostri poco fortunati alunni l’amore per lo studio, per la cultura così lontana da loro, e che sola, poteva permettere loro di spezzare quella triste catena di ignoranza in cui vivevano e cambiare, forse, il loro destino.

Questa è solo una pagina del mio libro, dove narro tutti i progetti attivati da noi insegnanti per scuotere la sonnolente apatia di alunni e famiglie che vedevano la scuola lontana dai loro bisogni, ma anche di alcuni colleghi che ritenevano irrecuperabili tutti gli abitanti di quel quartiere.

Ha un lieto fine il mio libro? Sì, se come racconto, a distanza di anni mi fu dato dalla buona sorte di sapere che alcuni miei alunni hanno fatto buon uso di quelle mie accorate esortazioni affinchè dessero una svolta diversa e migliore dei loro padri al loro destino.

Alcuni hanno scelto di continuare gli studi, altri si sono dedicati ad attività pulite e redditizie, altri sono già bravi padri di famiglia.
Amo pensare che buona parte del merito va ad una certa scuola che non si adagia, non perde mai la speranza di rendere migliori i propri alunni, in una
parola non si rassegna a dichiararli “dispersi”.

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A PROPOSITO DI EDUCAZIONE AMBIENTALE

A PROPOSITO DI EDUCAZIONE AMBIENTALE, NEL QUADRO DEL REFERENDUM CIRCA LE TRIVELLAZIONI IN MARE

Quando parliamo di EDUCAZIONE AMBIENTALE, è chiaro a tutti che l’interlocutore a cui ci si rivolge è la scuola, attenta, in questo caso, ad educare i giovani, e con lo sguardo rivolto alle generazioni future, a pensare e volere realizzare un habitat sostenibile, dove la Terra e il mare possano assicurare la vita nel modo più salutare possibile.
La scuola terrà presente un vademecum di riferimento, che diventerà la base di questo insegnamento al rispetto della natura, e che inciderà fortemente nella formazione del principio di conservazione della salute del pianeta Terra.
A partire dal 1979,il comandante oceanografo Jacques-Yves Cousteau lancia la sua campagna per i diritti delle generazioni future ad una Terra indenne e incontaminata, e per il dovere di tutte le generazioni di amministrare oculatamente il patrimonio Terra nel rispetto dei posteri, la responsabilità di ogni generazione di sorvegliare le conseguenze del progresso suscettibili di nuocere alla vita del pianeta, agli equilibri naturali e all’evoluzione dell’umanità. Egli stila,quindi,un elenco di diritti delle generazioni future, facendo leva sull’umanità di tale principio, domandandosi egli stesso:”Perchè conservare un pianeta abitabile, se non per i nostri figli e nipoti?”
Al primo posto sostiene che le generazioni future hanno diritto ad una terra indenne e incontaminata,e a goderne quale luogo della storia dell’umanità, della cultura e dei legami sociali che assicurano l’appartenenza alla grande famiglia umana di ogni generazione e di ogni individuo.
Al secondo punto,con il dovere di ogni generazione di amministrare il “bene” Terra e la sua eredità e di impedirle danni irreversibili.
Al terzo punto è costante la responsabilità di ogni generazione di proteggere i diritti delle generazioni future, attuando una sorveglianza attenta sulle conseguenze del progresso tecnico.
Al successivo punto coinvolge l’educazione, la ricerca e la legislazione,affinchè siano garantiti tali diritti ed accertare che essi non vengano sacrificati ad imperativi di vantaggio.
Ricorda, al quinto punto, che i governi, le organizzazioni non governative, e le singole persone sono chiamati a mettere in opera detti principi, immaginando presenti quelle generazioni future, i cui diritti vogliamo fondare e difendere.
La scuola che persegue questi obiettivi educherà e formerà l’uomo ad una cultura ecologica e di rispetto per le generazioni future, che si adopererà perchè la vita sulla Terra sia più sana possibile.

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A PROPOSITO DI EDUCAZIONE AMBIENTALE,NEL QUADRO DEL REFERENDUM ABROGATIVO

A PROPOSITO DI EDUCAZIONE AMBIENTALE, NEL QUADRO DEL REFERENDUM CIRCA LE TRIVELLAZIONI IN MARE

Quando parliamo di EDUCAZIONE AMBIENTALE, è chiaro a tutti che l’interlocutore a cui ci si rivolge è la scuola, attenta, in questo caso, ad educare i giovani, e con lo sguardo rivolto alle generazioni future, a pensare e volere realizzare un habitat sostenibile, dove la Terra e il mare possano assicurare la vita nel modo più salutare possibile.
La scuola terrà presente un vademecum di riferimento, che diventerà la base di questo insegnamento al rispetto della natura, e che inciderà fortemente nella formazione del principio di conservazione della salute del pianeta Terra.
A partire dal 1979,il comandante oceanografo Jacques-Yves Cousteau lancia la sua campagna per i diritti delle generazioni future ad una Terra indenne e incontaminata, e per il dovere di tutte le generazioni di amministrare oculatamente il patrimonio Terra nel rispetto dei posteri, la responsabilità di ogni generazione di sorvegliare le conseguenze del progresso suscettibili di nuocere alla vita del pianeta, agli equilibri naturali e all’evoluzione dell’umanità. Egli stila,quindi,un elenco di diritti delle generazioni future, facendo leva sull’umanità di tale principio, domandandosi egli stesso:”Perchè conservare un pianeta abitabile, se non per i nostri figli e nipoti?”
Al primo posto sostiene che le generazioni future hanno diritto ad una terra indenne e incontaminata,e a goderne quale luogo della storia dell’umanità, della cultura e dei legami sociali che assicurano l’appartenenza alla grande famiglia umana di ogni generazione e di ogni individuo.
Al secondo punto,con il dovere di ogni generazione di amministrare il “bene” Terra e la sua eredità e di impedirle danni irreversibili.
Al terzo punto è costante la responsabilità di ogni generazione di proteggere i diritti delle generazioni future, attuando una sorveglianza attenta sulle conseguenze del progresso tecnico.
Al successivo punto coinvolge l’educazione, la ricerca e la legislazione,affinchè siano garantiti tali diritti ed accertare che essi non vengano sacrificati ad imperativi di vantaggio.
Ricorda, al quinto punto, che i governi, le organizzazioni non governative, e le singole persone sono chiamati a mettere in opera detti principi, immaginando presenti quelle generazioni future, i cui diritti vogliamo fondare e difendere.
La scuola che persegue questi obiettivi educherà e formerà l’uomo ad una cultura ecologica e di rispetto per le generazioni future, che si adopererà perchè la vita sulla Terra sia più sana possibile.

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