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Archivio Giugno 2016

L’ITALIA INTERCULTURALE INIZIA A LAMPEDUSA E NELLE SCUOLE

10 Giugno 2016 959 commenti

L’isola di Lampedusa è la prima terra italiana che, chi arriva dal Nord dell’Africa, riesce a toccare,
il suo campo profughi scoppia per l’elevata presenza di naufraghi sempre scampati alla morte
nell’attraversamento di quel mare, che bene Pirandello chiamò “africano”.
Ma, anche se questi disperati arriveranno poi in diverse città europee, è da li che stanno muovendo
i primi passi su terra italiana, da quell’isola che, intanto, è stremata nell’accoglienza di questi profughi
ai quali deve dare i primi aiuti, prestare soccorsi e favorire il loro smistamento in altre parti
d’Italia e dell’Europa.
E’ chiaro, allora, che compito del governo italiano e dell’Europa tutta, sia quello di occuparsi largamente del destino di quest’isola, presa di mira da quotidiani sbarchi, clandestini e non, inviando risorse militari ed economiche, perchè gli abitanti siano messi nelle condizioni di vivere la loro vita normale, e incentivando la vera risorsa dell’isola che è sempre stato il turismo, di cui molta gente vive.
Quello che rimane, come problema sociale, dalle continue ondate di immigrazioni a cui l’Italia è quotidianamente sottoposta, è la
possibilità di dare lavoro a chi vede l’Italia come la nuova America, l’Eldorado dei nostri emigranti bisnonni e, di conseguenza, la sua integrazione in un contesto sociale che vede il “diverso” e i problemi ad esso legati, come rottura di equilibri già consolidati in un popolo che difficilmente accetta chi viene da fuori, portatore di culture diverse che si fa fatica a riconoscergli, quasi fosse, il forestiero, privo, di “storia” intesa come educazione, cultura, in una parola “civiltà”. E cosi’, noi che dobbiamo accoglierli, cadiamo nei pregiudizi che rendono più difficile la loro integrazione, noi, adulti, ma ciò che noi vediamo difficile viene superato dai bambini.
Basta entrare in una classe dove è arrivato un alunno straniero, per rendersi conto come per i bambini non esiste diversità
alcuna ed essi, spesso, aiutano l’insegnante nel favorire anche la comunicazione con questi compagni che parlano una lingua diversa dalla loro, ma che per loro il mare è una distesa di acqua azzurra come per noi.
E’ stato cosi’ per Sophia e Fiamma, due compagne di una classe terza che si intesero subito, Fiamma, bimba italiana, capiva
perfettamente il linguaggio gestuale della compagna proveniente dal Marocco e si faceva portavoce di lei con l’insegnante, fino a quando, lo studio strumentale dell’italiano, rese Sophia capace di dialogare con tutti.
Ma io ritengo solo opera di Fiamma l’inserimento pieno, quindi psicologico, emotivo e culturale di quella alunna che ,si’, avrebbe fatto ugualmente i suoi progressi, ma certamente non con lo stesso spirito di condivisione che le venne offerto dalla vicinanza di
quella compagnetta. Questo è il potere dei bambini: non riconoscere le diversità e accogliere un nuovo compagno come
amico. Copiamo da loro, impareremo tanto.
(art. scritto da C. de Marco)

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