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Archivio Febbraio 2017

Il film di Ficarra e Picone lascia poco spazio alla speranza, paradossalmente tragi-comico

14 Febbraio 2017 36 commenti

Se riflettiamo sulla funzione che, insieme alla televisione, hanno Cinema e Teatro, è naturale accostarli a tutto ciò che rientra nella cultura, in quella cultura che ci proviene da ogni genere di spettacolo che mette in scena sentimenti, crea con immagini drammi e realtà che, lungi da noi, nella vita reale mai saremmo capaci di ideare. Ma, proprio perché trattasi di fonti di cultura, sempre, ad essi diamo un compito anche educativo, perché è la cultura che educa nella profondità l’animo umano, toglie il rozzo e l’istintivo che c’è in ciascun uomo ed eleva il suo spirito al grado più alto della sua intelligenza. Perché dico tutto questo? Perché a me piace ogni tipo di spettacolo, per ciò che mi arreca la visione di un bel film, di un lavoro teatrale, così come la lettura di un bel libro. Insomma, sono andata anch’io a vedere il film tanto discusso del duo comico siciliano Ficarra e Picone, L’ora legale, e devo dire che sono uscita dal cinema con un senso di sconfitta, di un fallimento sociale inaudito, la sensazione di un ritorno al passato che mai vorresti avere visto, nuove idee andate in fumo, anni di disapprovazione per ciò che succedeva nella politica locale e nazionale, con il sogno di cambiamenti epocali che le nuove generazioni dovevano, avevano l’obbligo di apportare in tutte le realtà. E’ il film, un paradosso, il voler rivivere periodi della storia politica, di cui chiunque l’abbia attuata dovrebbe avere vergogna, l’esaltazione della vecchia politica clientelare che, vogliamo riconoscere, non ha più motivo di esistere. E il paradosso sta, proprio nel voler rappresentare il cambiamento affidando il nuovo incarico di sindaco ad una persona debole, incapace di qualsiasi lotta, ma si è capito che così il film avrebbe raggiunto il suo scopo, ridare il paese in mano ai vecchi prepotenti, disprezzare ogni tentativo di voler essere “onesti”, e quello di seguire le regole a cui il popolo non era abituato. Triste il finale, perché lascia un messaggio fortemente diseducativo, che però non induce allo scoramento, perché il desiderio di cambiamento già si respira in una società migliore, e dai giovani ci proviene la speranza che ciò si possa realizzare. Si è capito bene che i due comici hanno, loro sì, fallito la loro performance, non hanno indotto nessuno a ridere di cuore, semmai di commiserazione.

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IL MIO DISCORSO IN DIFESA DEL RUOLO FORMATIVO DELLA SCUOLA, OGGI DA PIù PARTI PRESA DI MIRA

13 Febbraio 2017 13 commenti

Come essere una vera “maestra”…. per chi dubita del valore alto che si deve attribuire a questa professione, chi non lo merita, faccia altro!
Il solo fatto che io ne abbia scritto un libro, che usi la sua copertina per riconoscimento del mio Blog personale, può, da solo, dare l’idea di quanto speciale sia la mia professione, lo è per me e, credo, per chiunque scelga di fare questo mestiere.
Con molta superficialità ci si arroga il diritto di criticare l’operato degli insegnanti, i quali sanno molto bene che il loro compito non è solo di trasmettere nozioni, ma quello di aiutare i giovani a loro affidati ad entrare nel mondo con competenze si, ma anche capaci di discernimento per scegliere il loro futuro, orientarsi bene in una società che oggi richiede validi strumenti culturali, essere persone libere e attente ai repentini mutamenti sociali. Oggi gli insegnanti devono essere tutto questo, ma sono supportati dalle famiglie? Credono ancora le famiglie nella scuola, la sentono al loro fianco nel difficile compito di educare i loro figli, la tengono nella giusta considerazione, o non piuttosto sono solo capaci di criticare e, quindi, demotivare i loro ragazzi in quello che è il loro apprendimento, come interessarsi alle lezioni di chi non è minimamente considerato in famiglia? Voglio, ancora, aggiungere, che nessun insegnante oggi crede nel voto, esso è stato reintrodotto nella scuola dalla ministra incompetente Gelmini, e la sua validità è nulla, per quanto concerne il giudizio sul ragazzo, che non può essere etichettato con un numero. Forse, e me ne dispiace, hai avuto modo di conoscere solo il lato oscuro e disdicevole della suola, quella rappresentata da cattivi insegnanti, per carità, penso anch’io che ce ne siano, quelli che non hanno letto neanche un capitolo di psicologia dell’età evoluti, prof. che nel loro piano di studi universitari sconoscevano la materia , e questi non dovrebbero entrare nelle scuole, ma i non addetti ai lavori neanche immaginano quanto deve studiare un insegnante per superare un concorso ed entrare in una graduatoria per l’accesso all’insegnamento. Scriverei tantissimo, ma da qui si può ben vedere quanto mi sta a cuore veramente il riconoscimento del valore dell’insegnante, solo per le ore che dedica quotidianamente ad un approccio speciale con i nostri figli.

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