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Archivio Marzo 2017

19 MARZO….E CHI IL PAPA’ NON L’HA MAI AVUTO?

19 MARZO, E CHI IL PAPA’ NON L’HA MAI AVUTO?
Si è detto di tutto su facebook festeggiando il papà, si sono postate foto di giovani e vecchi padri, foto di antiche nozze e di suoceri elevati al grado dell’amore filiale. Si è assaporato un nostalgico sentimento che solo un rapporto ritrovato o mai vissuto pienamente è capace di offrirci la festa odierna. un amore filiale che, se fosse vero e vissuto da tutti con questo trasporto, avrebbe già reso migliore il mondo.
Però, non è mai troppo tardi ricordarsi di averlo un padre, e ringraziare ciò che la società del benessere si è inventato per i più fortunati, per coloro che un padre ce l’hanno davvero.
Ma, mi sia concesso fare un po’ di critica, una critica veritiera e, forse, un po’ cinica di una realtà che non possiamo nascondere, un’altra faccia di una società che, quando vuole, sa essere solo dolce come il miele, e l’amaro…l’amaro lasciamolo a chi ha vissuto un’altra epoca. E oggi mi va di pensare a chi il papà non l’ha mai avuto.
E’ una grossa discriminazione, si era crudeli un tempo, ed era facile essere additati come : chi, quello che non ha padre? E poi, oggi è un brutto handicap non avere un padre, peggio di una menomazione, un punto a sfavore nella tua vita che ti fa crescere prima, ti indica che solo in te troverai le risorse di cui necessiti. Dovrai farcela da solo, e quanto ti costa non avere al tuo fianco chi ti spiana la strada, chi cercherà, fra tutti i suoi vicini o lontani conoscenti, la persona che ti possa trovare la giusta raccomandazione per i tuoi studi prima, per trovarti un lavoro dopo, insomma colui sempre pronto, anche qualche volta burberamente, a risolverti ogni problema, insomma, tuo padre, se ce l’hai! E, se non ce l’hai?
Non avrai tutto questo, la vita ti ha beffato, ti ha tolto un sostegno, e non solo l’altra parte di affetto che deve provenire da una famiglia normale, con tutti i benefici di avere due genitori, ma anche un quadretto monco della tua famiglia. Lo piangi, se ti dicono che è andato in cielo, gli porti dei fiori e preghi per lui. Ma, come succede oggi, e come succedeva prima, se il padre fugge dalle sue responsabilità, un padre che padre non vuole esserlo per sempre, che si separa, divorzia, dimentica il suo ruolo, cosa c’è da festeggiare per un padre così?
Meno male che un’esperienza simile ti fa capire tutti i vuoti, ti rende vulnerabile alle assenze di qualsiasi tipo, e se ti trovi una scolaresca davanti, ci pensi due volte, anzi guardi i dati anagrafici, prima di festeggiare la tale festa, che sia del papà o della mamma: ce l’avete tutti? Ed anche i nonni, per il loro giorno, ce l’avete tutti e due? Altrimenti, nel dubbio, è meglio disobbedire alle regole che la società si inventa per i più fortunati.
E per gli altri, quelli discriminati da condizioni diverse, il 19 Marzo festeggiamo solo S. Giuseppe, andremo certamente sul sicuro.

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LA GIORNATA MONDIALE DELLA DONNA

LA GIORNATA MONDIALE DELLA DONNA
Un po’ di storia……
L’8 Marzo ricorre la Giornata Internazionale della Donna, la cosiddetta “Festa della Donna” che, al di là delle connotazioni di carattere commerciale e sempre più all’insegna della superficialità che ormai caratterizza questa giornata, oggi dovrebbe mantenere le caratteristiche di celebrazione per le conquiste sociali, politiche ed economiche della donna.
E’ opportuno ricordare le origini di tale ricorrenza, ripercorrere le varie fasi che ne hanno fatto un giorno da “commemorare”, origini e storia che, con il tempo, sono andate sfumando.
L’idea di istituire questa giornata fu presa per la prima volta in considerazione all’alba del 20° secolo, quando la rapida industrializzazione e l’espansione economica portarono a molteplici proteste sulle condizioni di lavoro.
Nel 1910 si tenne la Prima Conferenza Internazionale delle donne nell’ambito della Seconda Internazionale Socialista a Copenaghen.
Qui, più di cento donne rappresentanti di 17 Paesi scelsero di istituire una festa per onorare la lotta femminile per l’ottenimento dell’uguaglianza sociale, chiamata “Giornata Internazionale della Donna”.
L’anno seguente, la giornata mondiale della donna segnò oltre un milione di manifestanti in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera.
Uno degli eventi storici, il più rappresentativo di questa giornata, è sicuramente l’incendio della fabbrica Triangle (New York, 1911), dove più di cento operaie della fabbrica tessile “Triangle Shirtwaist Company” ( di cui molte italiane) rimangono uccise in un incendio. I proprietari della fabbrica, che al momento dell’incendio si trovavano al decimo piano e che tenevano chiuse a chiave le operaie per paura che rubassero o facessero troppe pause, si misero in salvo e lasciarono morire le donne.
Quell’incendio segna una data importante. Migliaia di persone presero parte ai funerali delle operaie uccise dal fuoco, e fu quel fatto tragico, comunque, che portò alla riforma della legislazione del lavoro negli Stati Uniti e che rafforzò nel tempo la Giornata della Donna.
Per quanto riguarda, invece, la data vera e propria della ricorrenza, l’8 Marzo, nasce ufficialmente per ricordare la prima manifestazione delle operaie di Pietrogrado dell’8 Marzo 1917, che diede l’avvio alla rivoluzione.
Fu poi nel giugno del 1921 che la Seconda Conferenza Internazionale delle donne comuniste, che si tenne a Mosca, adottò formalmente quella data come Giornata Internazionale dell’Operaia.
Data che diventerà, come ben sappiamo, un simbolo per il movimento di lotta delle donne di tutto il mondo.
E’ oggi ancora il caso di celebrare questa ricorrenza? Sì, forse perché per le odierne e le future generazioni è importante e necessario ricordare le lotte, gli obiettivi raggiunti e i diritti conquistati in passato dalle donne, da quelle più forti ed intelligenti, che hanno lottato per raggiungere i traguardi di oggi, partendo dal diritto al voto, a cui sono arrivate appena settant’anni fa, al nuovo diritto di famiglia, che tanto ha concesso alla parità tra uomo e donne.
E’ il caso di celebrare questa ricorrenza ogni qualvolta un uomo maltratta una donna, fisicamente od anche verbalmente, quando ricorre al suo annientamento, o al femminicidio, termine ultimo tristemente noto, che neanche il dizionario riconosce ancora.
Non è la donna chiamata a festeggiarsi l’otto marzo, ma è l’uomo stesso che deve rinnovare, in quel giorno, il suo credo al rispetto della donna, come l’essere che l’ha partorito, come colei che lo rende padre, come l’essere a lui complementare, senza la quale resta sempre un uomo a metà.

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